Quanto vive un cane cardiopatico?

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Cane cardiopatico: quanto vive? Con le giuste attenzioni la risposta non è così negativa. © Shutterstock

Quanto vive un cane cardiopatico? Non è una domanda cui segue necessariamente una risposta negativa. È fondamentale però conoscere a fondo la patologia del proprio cane e saperci convivere al meglio.

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Cane cardiopatico: quanto vive? La domanda non è banale, soprattutto perché a porsela sono quasi sempre i proprietari con un cane che ha una patologia cardiaca. La verità è che a seconda della malattia, della terapia, dell’età dell’animale e di tantissimi altri fattori di cui bisogna tener conto, la risposta non è poi così scontata (e neppure negativa).

Il cuore è un organo delicato, che quando viene colpito da un disturbo, lieve o grave che sia, può creare diversi disturbi e un’aspettativa di vita molto diversa rispetto alla normalità. Non sempre, però, questo significa mortalità assicurata e in tempi brevi, a volte si può convivere con una malattia cardiaca continuando a condurre una vita più o meno normale. Questo vale sia per gli uomini che per i cani e la medicina moderna assicura una maggiore stima di sopravvivenza.

Diverso è il discorso nel caso in cui il cane sia piuttosto anziano e abbia anche altri disturbi che, collegati a quello del cuore, possono peggiorare il quadro clinico dell’animale. A volte, la vita del cane sarebbe più lunga senza interventi che, in un animale più giovane, sarebbero risolutivi o quantomeno necessari, quindi in questo caso un cane cardiopatico anziano non vive a lungo, ma sicuramente di più che se si intervenisse.

Insomma per stabilire quanto vive un cane cardiopatico bisogna valutare tantissimi fattori, che solo il veterinario potrà approfondire con cura, attraverso indagini mirate.

I sintomi di un cane cardiopatico

Il cane cardiopatico può presentare alcuni sintomi che indicano chiaramente la presenza di una patologia cardiaca (se valutate nel loro insieme ed accertate da una visita medica specifica). Ad esempio la tosse cardiaca canina è un esempio di disturbo “collaterale” che testimonia la presenza di una malattia ben più seria di una semplice tosse o tracheite, così come le mucose di un colore pallido o bluastro e il respiro troppo affannoso.

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Di solito, poi, il cane presenta poca vitalità e, pur mangiando normalmente e con l’appetito di sempre, sembra dimagrire. Non è tutto: spesso l’insorgenza della sintomatologia è un bene perché permette di capire che qualcosa non va, visto che molte volte le patologie cardiache possono apparire asintomatiche e quindi molto difficili da diagnosticare.

La cosa migliore da fare sarebbe programmare dei controlli periodici, soprattutto se il cane non è più giovanissimo, ma anche nei cani più piccoli, visto che in alcuni casi le malattie del cuore sono congenite.

Terapia per il cane cardiopatico

La miglior terapia, per quanto riguarda le malattie cardiache è la prevenzione: una dieta sana, una vita attiva e all’aria aperta e visite mediche mirate sono la miglior cura per evitare che il cuore si ammali.

Se il cane è cardiopatico solo il veterinario potrà fare la giusta diagnosi e stabilire una terapia che possa garantirgli una vita normale e più lunga possibile. Non c’è una cura che vale per tutti, bisogna analizzare caso per caso e capire cosa fare.

Di certo, la dieta è la prima cosa da cui partire, per preservare il più possibile il cane da complicanze e problemi ulteriori, che potrebbero aggravare il quadro clinico. In alcuni casi, poi, saranno necessari dei farmaci specifici, mentre in altri potrebbe servire un intervento chirurgico.

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Quanto può vivere un cane cardiopatico? Le aspettative di vita

La lunghezza della vita di un cane cardiopatico dipende dalla patologia che lo affligge. Ci sono alcune malattie del cuore, che se adeguatamente tenute sotto controllo con una terapia specifica, non rovinano eccessivamente la qualità della vita e non ne pregiudicano eccessivamente la durata.

Altri disturbi, invece, possono accorciare notevolmente la durata della vita. Si va da qualche mese a un paio d’anni per le patologie più gravi, sempre che non sorgano complicanze, che possono degenerare e rendere ancora più veloce la mortalità.

Non c’è un termine che vale per tutti, anche in questo caso è necessario l’intervento del veterinario, per capire cosa davvero ha il proprio cane e come farlo vivere il più a lungo possibile.

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Appassionata di animali fin da bambina, ha scoperto cos'è il vero amore quando ha adottato la sua dolcissima shit-zu.