L’apprendimento del cane attraverso il condizionamento operante

condizionamento operante
Condizionamento operante, in cosa consiste? Ecco una delle metodologie di apprendimento per cani predilette dagli addestratori. © Pixabay

Gli studi psicologici effettuati per conoscere al meglio la mente umana, ci aiutano anche ad approfondire la conoscenza della mente animale e dei meccanismi che in essa operano. Vediamo, allora, come il condizionamento operante può favorire l’apprendimento del cane.  

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Il condizionamento operante è un approccio teorico di apprendimento in cui il cane sottoposto a stimoli assume il comportamento desiderato. Teorizzato dallo psicologo e filosofo americano, Burrhus F. Skinner sulla scia degli studi effettuati da I. Pavlov sul comportamento rispondente, il condizionamento operante si pone come un paradigma sperimentale che ha sempre l’obiettivo di modificare un comportamento attraverso l’apprendimento. Seppur molto simili tra loro il condizionamento classico e operante presentano differenze a livello procedurale e funzionali.

Il condizionamento operante di Skinner

Lo strumento base adoperato da Skinner per dimostrare il suo pensiero è una gabbia, detta anche Skinner box. In questo spazio l’animale, in principio un ratto, è libero di esplorare l’ambiente e di compiere azioni quali lo spingere una leva o un bottone. Durante l’osservazione dei comportamenti naturali che l’animale mette in atto in quel determinato spazio, alcuni sono rinforzati spingendo la cavia a ripeterli più volte, per controllare la sua azione.

In questo modo a seconda del tipo di rinforzo (positivo o rinforzo negativo) utilizzato è possibile aumentare o diminuire la comparsa di un determinato comportamento. In linea generale i rinforzi possono essere positivi o negativi e possono, o meno, richiedere l’aiuto dell’uomo.

Il condizionamento operante distingue tre fasi precise che ne determinano il risultato:

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  • La prima fase è quella dell’apprendimento: il cane è messo nella condizione di apprendere che facendo, ad esempio, presa sul bottone lì presente gli verrà dato del cibo.
  • La seconda fase costituisce il condizionamento tout court: si tratta della fase in cui l’educatore o lo specialista decide quando e come intervenire rinforzando il comportamento generato dall’ambiente.
  • La terza fase è determinata dall’estizione della risposta condizionata: tale risposta, non essendo stata più rinforzata, non si manifesta più. Questo vale anche per il principio di punizione che può essere positiva o negativa. Si parla di punizione positiva quando, ad esempio, con il cane che tende a tirare troppo il guinzaglio, glielo si strattona una volta in più per evitare che questo suo comportamento si ripeta. E si parla di punizione negativa quando si toglie un qualcosa al cane, portandolo ad eliminare il suo comportamento.

La differenza tra il condizionamento operante e classico

Il condizionamento operante, a differenza di quello classico, non si basa, dunque, sullo stimolare il soggetto per fargli eseguire un’azione, ma fa leva sull’uso di rinforzi, “operanti”, per lasciar apprendere un comportamento. La sottile distinzione tra le due diverse correnti del pensiero comportamentalista si colloca sulla differenza disciplinare e teorica da cui i due massimi esponenti, Pavlov e Skinner, sono partiti. Se per il condizionamento rispondente è lo stimolo a provocare una risposta condizionata su un riflesso di tipo fisiologico, per il condizionamento operante è la risposta generata inconsciamente e istintivamente dall’animale a venir potenziata da uno stimolo che aumenta le probabilità di risposta comportamentale. E quindi il condizionamento di Skinner è basato sulla psicologia e sull’attivazione mentale che un dato ambiente può generare e non si tratta più di attivare riflessi fisiologici.

Il controllo e il tipo di strumentazione utilizzato sono ciò che fanno la differenza. Per il condizionamento operante è l’ambiente ad essere modificato per sviluppare un dato comportamento, controllando a seconda del tipo di stimolo la reazione voluta. Mentre per il condizionamento rispondente o classico ciò su cui è posto l’accento è la reazione organica del cane, come la salivazione che inizia dopo uno stimolo senza modificare l’ambiente.

Un esempio di condizionamento operante per il cane

Nell’ambito delle metodologie di addestramento del cane atte a modificare uno o più comportamenti, ad esempio per insegnare al cane a sedersi, il condizionamento operante prevede che al cane gli venga dato del cibo, come un biscotto, ogni volta che risponde positivamente al comando “Seduto”.

Dopo aver provato questa sequenza, comando-risposta condizionata-cibo (o rinforzo positivo) il cane avrà appreso a seguire un dato comportamento voluto dal suo padrone. Importantissimo, però, è continuare nel tempo a rinforzare un comportamento positivo o una punizione per evitare che l’estinzione di tale apprendimento abbia il sopravvento. In questo caso si parlerà di rinforzo intermittente che dovrà essere eseguito una tantum.

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Il metodo comportamentalista del condizionamento operante utilizzato per l’addestramento per cani consente di controllare e insegnare ai nostri amici a quattro zampe come ascoltare e comportarsi al meglio per stare bene con sé e con gli altri, senza che l’istinto prenda il sopravvento. Un bravo addestratore che conosce in modo approfondito questi metodi comportamentali per cani potrà essere di grande aiuto nelle prime fasi di apprendimento.

Testo revisionato da Riccardo Tognetti, educatore cinofilo.

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Essere una gattara per me è un onore. Non so ormai più quanti gatti ho cresciuto e quanti ancora ne crescerò! Al momento ho Mimì e GouGou che mi rallegrano le giornate tra fusa e miagolii! Non potrei immaginarmi una vita senza un gatto! Il mio motto è: "diffida da chi non ama i gatti"!