Per diventare patrimonio Unesco è guerra ai gatti in un’isola

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Su un’isola vogliono eliminare i gatti selvatici per diventare patrimonio Unesco. © Pixabay

Braccio di ferro tra il governo giapponese e gli attivisti, in un’isola dove per ottenere il titolo di patrimonio Unesco si dovrebbero eliminare i gatti selvatici e randagi.

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Lotta aperta nell’isola di Amami-Oshima tra governo e attivisti: al centro della contesa ci sono gatti selvatici e randagi che popolano il territorio. Da tempo, infatti, si tenta di far guadagnare al posto il titolo di patrimonio Unesco, cosa che risulta impossibile, secondo il ministro dell’Ambiente giapponese, a causa dei felini che sull’isola sarebbero 15000, di cui quasi 1200 non domestici. I gatti in questione sono rei, secondo il governo, di dare la caccia a specie protette come il coniglio nero Anami e il topo spinoso, mettendo così in pericolo l’ecosistema del territorio. Un rischio che non permette all’isola di guadagnarsi il tanto ambito titolo. La soluzione? Eliminare gatti selvatici e randagi.

Il NO degli attivisti

A bloccare l’intervento del governo, che vorrebbe catturare tutti i gatti senza padrone e darli in adozione o – dove non fosse possibile – abbatterli con iniezioni letali, sono intervenuti gli amanti dei felini, proponendo una soluzione meno drastica: sterilizzare tutti gli animali senza collare e rimetterli in libertà.

La difficoltà, però, nel distinguere i randagi (quelli che, secondo il governo, non hanno padrone, ma ricevono cibo dagli abitanti dell’isola) dai selvatici (che vivono sulle montagne procacciandosi nutrimento in autonomia) renderebbe l’operazione degli attivisti troppo complicata per essere messa in atto realmente.

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L’adozione temporanea

Il governo ha così aperto un rifugio temporaneo dove i gatti catturati con le circa 100 trappole sparse per l’isola vengono tenuti per una settimana in attesa di adozione. Scaduti i 7 giorni, però, devono essere abbattuti.

Per il momento, ne sono stati catturati solo 11, tutti adottati grazie all’impegno incredibile degli attivisti nel trovargli una famiglia disponibile. Il problema è che il rifugio può tenere solo 50 gatti, quindi se il numero di quelli presi con le trappole aumentasse velocemente, non ci sarebbe neppure posto per tenerli e verrebbero abbattuti direttamente.

L’alternativa a questo massacro proposta dai volontari sarebbe quella di sterilizzare i gatti selvatici, ma la procedura sarebbe troppo lenta, ha ribattuto il governo, e non eliminerebbe il pericolo che una volta rimessi in libertà i gatti selvatici possano attaccare comunque le specie protette.

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L’indignazione del web

Chiaramente anche il web è insorto, accusando il governo di non fare abbastanza per tutelare e salvare i gatti, ma di procedere all’eliminazione in modo troppo veloce e facile. A questo si aggiunge il fatto che i felini sull’isola hanno sempre avuto totale libertà perché proteggono dai serpenti che, nutrendosi di topi, hanno vita difficile, essendo a loro volta i roditori cacciati dai gatti. La situazione, comunque, rimane spinosa e per ora senza una soluzione definitiva che possa tutelare i felini senza distruggere l’ecosistema del territorio.

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Appassionata di animali fin da bambina, ha scoperto cos'è il vero amore quando ha adottato la sua dolcissima shit-zu.