Mette il gatto nel forno: orrore in Belgio

Mette gatto nel forno
Orrore in Belgio dove un uomo ha lasciato il gatto nel forno dopo averlo usato come palla da calcio. ©WCF

In Belgio un uomo ha chiuso il gatto in un forno a 200°C per almeno 15 minuti. E questa non è stata la prima delle sue crudeltà. L’orrenda storia raccontata dal veterinario che, per fortuna, ha un lieto fine.

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Una storia di orrore che arriva dal Belgio e vede come protagonista, suo malgrado, Sprotje, un gatto di 10 mesi che – dopo essere stato usato come pallone da calcio – è stato chiuso in un forno a 200°C per almeno quindici minuti. Autore di questa sequela di gesti sconsiderati e crudeli, un giovane uomo che, per “divertire” un gruppo di amici durante una serata ad alto tasso etilico, si è accanito contro il gattino indifeso.

I cuscinetti delle zampe completamente bruciati

A riportare la notizia è stato il veterinario che (a due giorni di distanza dai fatti) ha preso in carico la povera bestia e ha lanciato un crowdfunding perché le cure, molto costose, possano continuare. «L’animale – ha spiegato – quando è arrivato era in uno stato particolarmente grave con i cuscinetti delle zampe completamente bruciati e degli importanti sanguinamenti interni. Lo stiamo trattando con della morfina e con un unguento al miele per curare le ferite».

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Le condizioni del micio migliorano

Adesso le condizioni della povera bestia stanno migliorando. «I gatti – continua lo specialista – sono delle creature molto forti, nessun altro animale ha le stesse capacità di recupero». Anche la raccolta fondi sta procedendo per il meglio: a fronte della richiesta di 500 € (l’importo necessario per i trattamenti), infatti, sono già stati donati oltre 10mila €. La miglior dimostrazione del fatto che, per fortuna, non tutti gli uomini sono uguali e gli amanti degli animali restano la maggioranza.

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Cresciuta tra i San Bernardo mi sono convertita - da ormai un lustro abbondante - alla (piacevolissima) compagnia di Clicquot, una Beagle dal carattere frizzante come lo champagne del quale porta il nome. Faccio la giornalista da sempre, occupandomi di tutto un po', ma il mio habitat naturale è il fashion e ho un PhD in Semiotica della Moda.