Miro, il cane sequestrato perché abbaiava troppo

Miro, il cane sequestrato perché abbaiava troppo
© Change.com

Tolto alla sua famiglia perché, a detta del vicino di casa, abbaiava troppo. La vicenda di Miro, il cane sequestrato, arriva al Tribunale del riesame di Trento: il giudice deciderà entro la fine della settimana. 

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[Aggiornato l’11 aprile alle 16.30] E alla fine il lieto fine per Miro, il cane sequestrato, è arrivato! La richiesta della proprietaria del pastore maremmano è stata accolta dal Tribunale del Riesame di Trento che ha concesso così al piccolo Miro di rientrare a casa a partire dal 12 aprile. La sua famiglia però dovrà seguire alcuni obblighi: Miro, infatti, non potrà uscire da casa tra le 21 e le 7 del mattino per evitare di disturbare il vicinato di notte.

[Aggiornato il 10 aprile alle 14.08] Nuove evoluzioni nella vicenda di Miro, il cane sequestrato perché abbaiava troppo. I fatti, nella mattinata del 10 aprile, sono arrivati davanti al giudice del Tribunale del riesame di Trento che entro la fine della settimana deciderà se disporre, o meno, il dissequestro del pastore maremmano sottratto alla sua famiglia lo scorso 22 di marzo. Per far luce sulla situazione – che ha scosso gli animi della rete raccogliendo con la petizione “FreeMiro” lanciata su Change.org quasi 250 mila firme da ogni parte del mondo – sono state portate in aula varie prove e testimonianze. E se sulle prove portate dal vicino che ha sporto denuncia dando il via all’allontanamento dell’animale sono state evidenziate alcune criticità (le rilevazioni relative alla prima delle due giornate incriminate, per esempio, si limitano a un tempo piuttosto ridotto e s’interrompono alle 22 registrando in tutto due momenti di abbaio del cane), a far immaginare che la storia potrebbe concludersi con un dissequestro sono state da un lato la disponibilità della famiglia, che si è impegnata formalmente a vigilare sul comportamento del cane per migliorare i rapporti di vicinato, e dall’altro la testimonianza dei responsabili del canile dove Miro si trova ad oggi. Questi, da parte loro, hanno sottolineato che il pastore maremmano non necessita di alcun percorso di riabilitazione visto che mantiene un comportamento mite, senza abbaiare in maniera smodata, malgrado sia stato sottratto in maniera repentina al suo habitat. A tutto questo, poi, si è aggiunta la dichiarazione dell’avvocato Cecilia Venturini che, sottolineando davanti al giudice la grande attenzione mediatica e la grande partecipazione social ottenuta dalla vicenda, ha evidenziato come il fatto che «un animale possa essere trattato come un oggetto» non corrisponda «al sentire dei cittadini».

Free Miro: la petizione per Miro, il cane sequestrato

La vicenda di Miro, il cane sequestrato alla sua famiglia perché ritenuto un disturbo dal vicino di casa, ormai è arcinota e il “sequestro” di questo cagnolone dagli occhi dolci e dal manto color champagne costringe la giurisdizione nostrana ad interrogarsi. Il punto, sostiene infatti l’avvocato Cecilia Venturini  è se un cane possa o meno essere considerato un bene sequestrabile. Opinione, questa, che – come è stato sottolineato anche in aula – non pare rispettare il sentire comune visto che in poco più di dieci giorni le firme per liberare il cane si sono moltiplicate online a vista d’occhio. Questi i fatti. Il pastore maremmano di tre anni, fedele amico a quattro zampe della signora Eva Munter e residente nella provincia di Trento, è stato “accusato”, a più riprese, da un vicino di abbaiare troppo. Di fronte alla prima querela, notificata dai carabinieri, la sua padrona ha deciso di pagare sperando che la storia finisse lì ma quando, pochi mesi più tardi, è arrivata una seconda multa la signora Munter ha detto no e, prima di mettere nuovamente mano al portafogli, ha chiesto di essere ascoltata dal tribunale per esporre le ragioni sue e – soprattutto – quelle di Miro. Ragioni che però, almeno per ora, sono state espresse solo sul web perché il cane è stato portato in canile dove, dice la sua padrona, «mangia poco ed è triste» anche perché i suoi proprietari hanno dovuto ridurre le visite visto che, a detta degli operatori della struttura, «dopo ogni incontro appare più abbacchiato».

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Una vicenda triste destinata a concludersi solo in tribunale ma che, stando agli abitanti della zona, nasconde difficoltà più profonde visto che Miro non è l’unica residente a quattro zampe del quartiere e, soprattutto, non è ovviamente il solo cane ad abbaiare. Ma mentre la burocrazia fa il suo corso, Miro resta in canile e il popolo di Internet, attraverso le accorate parole di Eva Munter, invoca giustizia al grido di «un animale d’affezione non è un bene sequestrabile». L’ultima parola, però, spetterà al giudice che deciderà se Miro può tornare libero. O se resterà “dietro le sbarre”.

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Cresciuta tra i San Bernardo mi sono convertita - da ormai un lustro abbondante - alla (piacevolissima) compagnia di Clicquot, una Beagle dal carattere frizzante come lo champagne del quale porta il nome. Faccio la giornalista da sempre, occupandomi di tutto un po', ma il mio habitat naturale è il fashion e ho un PhD in Semiotica della Moda.