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Cani e gatti nella Costituzione: la proposta di Michela Brambilla

cane con bimbo e famiglia
© Shutterstock

La deputata Michela Brambilla ha lanciato una proposta di legge molto interessante: l'inserimento di cani e gatti nella Costituzione come veri e propri esseri viventi.

Di Nina Segatori, 22 mar 2019

Dalla Camera arriva una nuova proposta di legge che riguarda gli animali e a farla è la deputata Michela Brambilla, che già in passato aveva richiesto l'inserimento di cani e gatti nello stato di famiglia. Ora la Brambilla avanza nuove richieste: l'accesso agli animali domestici nella Costituzione, insieme all'ambiente e agli ecosistemi.

Non è la prima volta che vengono fatte richieste di leggi precise nei riguardi degli animali, ma fino ad ora poche hanno visto davvero la luce.

La proposta di legge

A spiegare il perché di questa nuova proposta di legge proprio la Brambilla: «Provate a prendere in braccio un cane e guardatelo dritto negli occhi. Potreste dire che si tratta di un oggetto? Che siate animalisti o che non lo siate la risposta sarebbe sicuramente no. Una risposta scontata per la stragrande maggioranza delle persone, ma non per la politica. Ma le cose ora devono cambiare».

Nello specifico la deputata chiede che venga inserito nella Costituzione che gli animali sono soggetti e non oggetti, modificando l'articolo 9 della Costituzione, relativo alla tutela del patrimonio artistico e archeologico, e il 117 dove non vengono compresi nella tutela l'ambiente e l'ecosistema. Una richiesta che in altre nazioni come la Germania, la Svizzera e l'Austria è già in atto e gli animali sono protetti grazie a condanne ben gravi per chi li maltratta.

Le richieste precedenti

Prima di questa proposta, la deputata aveva avanzato anche quella di rendere effettivamente riconosciuta la soggettività degli animali, che essendo esseri senzienti avrebbero degli specifici diritti, a differenza degli oggetti inanimati.

Putroppo la proposta non passò e anche stavolta si rischia di andare incontro al diniego della maggioranza. La ragione è che nel codice penale è già previsto il reato di maltrattamento, ma più che volto a tutelare l'animale, la tutela è riservata alla sofferenza del padrone. Si spera quindi che gli animali presto vengano riconosciuti come esseri aventi dei diritti, come tutti gli altri viventi.