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Traffico illegale di cani: due italiane sotto accusa

Chihuahua in primo piano
© Pixabay

Scoperto nuovo traffico illegale di cani a Correggio (Reggio Emilia): due donne, titolari di un allevamento di chihuahua della provincia di Brescia, dovranno rispondere dell'accusa di importazione illecita.

Di Eleonora Chiais, 18 lug 2019

Trasportavano i cani dall'Est Europa in piccole scatole di cartone poi, dopo averne falsificato la documentazione apponendo microchip detenuti illegalmente, li rivendevano assicurandosi ingenti guadagni.

Ecco l'accusa che è stata rivolta a due donne, titolari di un allevamento di chihuahua della provincia di Brescia, dopo un'indagine condotta dai carabinieri di Correggio (in provincia di Reggio Emilia) in orchestra con i colleghi del nucleo forestale del capoluogo emiliano e con la coordinazione della Procura della Repubblica.

La tecnica per l'importazione illegale dei cani

L'indagine, accuratissima, è durata mesi e i militari hanno definito la tecnica messa a punto dalle allevatrici per importare i cuccioli in Italia.

Le signore, secondo quanto è stato ricostruito, ricevevano i cani nel loro allevamento ad orari improbabili dopo che i quattro zampe erano stati trasportati in piccole scatole di cartone per non dare nell'occhio e, qualche volta, erano addirittura loro stesse ad occuparsi della consegna muovendosi con due auto (per intercettare eventuali controlli della polizia per la strada) e recuperando gli animali in aree di sosta per poi condurli dentro i confini nostrani nelle loro anguste gabbie. 

Sequestrati 56 cani chihuahua

Venerdì scorso, così, sono scattati i controlli dei militari dell'arma. Dalle perquisizioni nell'allevamento del bresciano (e in altri luoghi) sono stati sequestrati 56 cani chihuahua, 150 pergamene pedigree, varie confezioni di medicinali, alcuni libretti veterinari (di cui parecchi "in bianco") e un blocco di carta intestata dell'ASL di Modena.

Le due donne, quindi, sono state denunciate. Dovranno rispondere delle accuse di:

«detenzione di animali in condizioni incompatibili con la loro natura e produttive di gravi sofferenze, esercizio abusivo di una professione e frode nell’esercizio del commercio».