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Pet therapy: i cani co-terapeuti sono premiati dal Comune

golden retriever su prato
© Shutterstock

Un progetto ambizioso ma dalle grandi promesse: all’Università di Napoli Federico II, un percorso di Zooantropologia sanitaria per aiutare pazienti in dialisi, grazie all’amore degli animali.

Di Serena Esposito, 23 lug 2019

Oggi, 23 luglio 2019, presso l’Aula Magna dell’Orto Botanico di Napoli, si è tenuta la proclamazione e la premiazione dei cani co-terapeuti che hanno preso parte al Master universitario in “Zooantropologia sanitaria per gli interventi assistiti dagli animali”.

La Premiazione

La cerimonia si è tenuta nell’ambito della giornata di discussione delle tesi di Master da parte degli allievi (veterinari, medici e psicologi). A premiare i cani con una medaglia del Comune di Napoli, che ha patrocinato l’evento, e un tesserino certificato messo a disposizione dall’ateneo federiciano, sono stati l’assessore comunale alle Politiche Sociali, Roberta Gaeta, ed il Magnifico Rettore dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, Gaetano Manfredi. L’evento è stato arricchito anche dalla presenza di Marina Monti, responsabile del Centro riabilitazione Manzoni ed Elisabetta Bonaguro, psichiatra del Don Orione, dove si sono svolti i tirocini.

Il progetto del Master

Il Master, voluto dal Dipartimento di Veterinaria a cura della Prof. Francesca Menna, titolare della cattedra di Zooterapia nella Sanità Pubblica alla Federico II, referente e delegata Crui (Conferenza dei Rettori delle Università italiane) al Ministero per gli interventi assistiti dagli animali, si è posto l’obiettivo di migliorare le condizioni di vita di uomini e donne sottoposti a dialisi tramite la Pet therapy, ovvero affiancando ai pazienti cani che ne miglioravano l’umore.

«Oggi i cani sono in grado di leggere il linguaggio non verbale dell’uomo – spiega la Professoressa Menna - Dopo un anno e mezzo di percorso, distinguono perfettamente le persone più fragili ed in molti casi sono stati loro ad indicarcele, diventando così dei ponti relazionali».

Le prospettive future

Un'iniziativa di grande umanità e utilità che può aprire a nuovi approcci nei confronti della malattia, migliorare la qualità della vita dei pazienti, e allo stesso tempo, arricchirla con l'amore che solo un'animale sa dare. Chi non ha mai vissuto con un cane potrà conoscere un universo tutto nuovo, nonostante i disagi della patologia.

«La nostra missione – spiega la Professoressa Menna – è adesso quella di arrivare ad un processo di umanizzazione della medicina in maniera capillare. Puntiamo alla creazione di un decalogo sul processo di Pet therapy e a far diventare il nostro Ateneo un riferimento nazionale per il settore di zooantropologia sanitaria. E poi puntiamo ad incrementare il lavoro qualificato in questo ambito e allargare il progetto su tutto il territorio, già quest’anno abbiamo avuto la partecipazione di veterinari dalla Puglia e psicologi dal Friuli».