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Regno Unito: bocciato il divieto di mangiare cani e gatti

cani-in-gabbie © Shutterstock

A distanza di un anno, il Regno Unito boccia il disegno di legge volto a vietare il consumo di carne di cani e gatti nel paese. Secondo il Ministero la proposta era «Culturalmente offensiva».

Di Coryse Farina, 23 set 2019

Lo scorso settembre la deputata Lisa Cameron, esponente dello Scottish National Party (Snp) e presidente del All-party Parliamentary Dog Advisory Welfare Group, portò al Senato una nuova proposta di legge che avrebbe dovuto vietare il consumo di carne di cane e gatto in tutto il Regno Unito. 

A distanza di un anno, però, la mozione è stata bocciata.

Una proposta «Culturalmente offensiva»

Il No è arrivato venerdì scorso. Secondo il Ministero la mozione contro il consumo di carne di cane e gatto è «Culturalmente offensiva» nei confronti delle popolazioni orientali. In diversi paesi come Cina, Vietnam, Indonesia, Thailandia, Filippine, ecc, infatti, piatti a base di carne di cane sono ancora oggi molto diffusi e provocano la macellazione di circa 30 milioni di animali ogni anno

Questa giustificazione non è però piaciuta a gran parte della popolazione e il portavoce della mozione Giles Watling non ha esitato a dire la sua:

«Il Ministero ha detto che è irrispettoso verso le altre culture dire loro cosa devono o non devono mangiare. Ma noi non mangiamo i cani, sono nostri amici, sono i nostri animali da compagnia e non stiamo dettando regole per altre nazioni: stiamo soltanto affermando quel che si può e non si può fare nella nostra nazione».

Insomma l'obiettivo era quello di dare il buon esempio; tuttavia non è servito a molto e ad oggi, non si può far altro che aspettare e sperare che questo divieto diventi legge una volta per tutte.

Divieto in Italia

Contrariamente a quello che si potrebbe immaginare, anche in Italia non esiste alcuna legge che vieta il consumo di carne di cani e gatti.

Lo scorso 4 Ottobre, venne proposto il provvedimento al Senato con sanzioni che andavano da quattro mesi a un anno di carcere e una multa da 1.000 a 5.000 euro per i trasgressori, tuttavia anche nel nostro caso, non è stata ancora annunciata alcuna approvazione definitiva.