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Che razza di cani fa per te?🐶🐶🐶

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Wally Conron, pioniere del Designer Dog, si pente in tv

Cucciolo di Labradoodle sul prato © Pixabay

L’allevatore Australiano della Royal Guide Dogs Association of Australia, si rammarica di aver dato inizio ad una moda incentrata su effimeri canoni di bellezza, qualcosa che con l’amore per i cani ha poco a che fare.

Di Serena Esposito, 27 set 2019

Eppure il suo era un nobile proposito, quando cercò di accontentare una signora, che a metà degli anni Ottanta lo chiamò per fargli una richiesta particolare.

Caratteristiche da unire

La donna, non vedente, aveva la necessità di un cane guida il cui pelo non fosse allergizzante per il marito, che era allergico: le razze impiegate generalmente come cani guida avrebbero risolto un problema e creatone un altro.

Conron, dopo vari tentativi, riuscì dunque ad incrociare con successo un Barboncino, dal pelo proverbialmente anallergico, con un Labrador, cane guida per antonomasia: nasceva così il primo Labradoodle.

Dopo più di vent’anni però, Conron si è dichiarato pentito, prendendo le distanze dalla sua “creatura”, che considera anche «il suo più grande rammarico». Durante una trasmissione televisiva di cui è stato ospite ha ammesso, infatti:

«Ho aperto un vaso di Pandora e ne è uscito un mostro alla Frankenstein».

I Designer Dogs

Sì, perché il primo Labradoodle ha dato inizio ad una moda, quella dei Designer Dogs, che ha poco a che fare con l’allevamento di amici a 4 zampe, e molto a che fare con il consumismo: gli ibridi, realizzati mediante selezioni sempre più strette, hanno il solo scopo di essere belli, senza la minima considerazione dei danni che simili incroci possono portare alla linea genetica.

Le razze miste più diffuse

Gli incroci realizzati più comuni sono:

La genetica sfavorevole alla base dei Designer Dogs

Le dichiarazioni di Conron hanno riaperto il dibattito sui limiti della manipolazione genetica: i cani ultraselezionati, nati da incroci di linee genetiche comuni (genitori con propri cuccioli, ecc), sono soggetti a patologie, anche gravi, con incidenza molto maggiore rispetto ad altri (i cani meticci, ad esempio).

Questo dipende esclusivamente dalla mancata ricombinazione genica all’interno delle linee selezionate: ricombinazione genica significa migliore adattamento, migliore performance dell’espressione genica e migliore risposta dell’individuo all’insorgenza di mutazioni e dunque di patologie.

Proprio come per gli esseri umani, gli accoppiamenti tra consanguinei che avvengono nei casi di cani di razza o dei Designer Dogs sono sconsigliati perché, pur selezionando caratteristiche di bellezza, tendono a selezionare, e a far esprimere, in un meccanismo “ad imbuto” geni portatori di patologie, quelli recessivi, che in altri casi non sarebbero espressi.

Le opinioni degli esperti

Proprio a tal proposito si è espresso Massimo Raviola, veterinario a Torino, autore di Che razza di bastardo, affermando, riguardo la displasia all’anca, fenomeno sempre più frequente in cani ultraselezionati:

«Nei cani sarebbe un fenomeno trascurabile se si lasciasse fare alla natura perché si manifesterebbe in misura molto inferiore, oltretutto in un animale che di zampe ne ha 4 e che può tranquillamente adattarsi. Invece sono in aumento gli interventi di correzione con protesi soprattutto nei cani di razza. Il paradosso è che per gli umani gli interventi sono per lo più in età avanzata, in veterinaria riguardano soprattutto i più giovani».

E continua:

«Conviviamo da migliaia di anni con questo animale e la selezione in origine era sulle sue attitudini per funzioni che era chiamato a svolgere: la caccia, la guardia, la cura delle greggi. Nell’epoca moderna è invece solo una questione di look. Ed è questa ricerca esasperata di tipizzazione che ha aumentato le conseguenze negative sulla salute. Produciamo cani in una sorta di fabbrica delle razze sapendo in partenza che potrebbero avere problemi. È eticamente inaccettabile».

Posizione leggermente più morbida quella del presidente dell’ENCI, l’Ente nazionale della cinofilia italiana, Dino Muto:

«Lo scopo della cinofilia è innanzitutto la conservazione della biodiversità attraverso la valorizzazione delle razze canine e della loro funzione. Le attitudini sono state infatti determinanti nel costruire una relazione vincente con l’uomo. Una cosa è cercare di valorizzare le razze autoctone presenti sul territorio, altro è crearne continuamente di nuove per soddisfare le esigenze effimere del consumismo globale. La selezione delle razze canine oggi deve puntare alla salute degli animali e al loro più completo utilizzo nella società contemporanea».