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I cani capiscono il nostro linguaggio, lo conferma la scienza

cane con padrona
© Unsplash

Molteplici studi hanno confermato quello di cui ogni padrone era già certo: i cani comprendono le nostre parole, ma non solo! Elaborano le informazioni in modo simile al nostro, scopriamo di più.

Di Serena Esposito , 8 ott 2019

I proprietari di cani affermano spesso che i loro animali capiscono tutto ciò che dicono. Uno studio dell'Università del Sussex mostra che i nostri amici a 4 zampe in realtà elaborano il linguaggio umano in un modo simile a noi.

Emisferi e comprensione

I ricercatori di Comunicazione dei Mammiferi della School of Psychology in Sussex hanno testato più di 250 cani per vedere come avrebbero risposto a una serie di comandi vocali e hanno scoperto che, come gli umani, i cani usano diverse parti del cervello per elaborare le componenti verbali di una frase familiare e l’emozione o intonazione di chi parla. 

La Dottoressa Victoria Ratcliffe e il Dottor David Reby, sottolineano tuttavia che le loro ricerche non suggeriscono che i cani comprendano la piena complessità del linguaggio umano, ma solo che la loro percezione del discorso è parallela a quella degli umani.

La dottoressa Ratcliffe afferma: «Gli umani usano principalmente l'emisfero sinistro del cervello per elaborare il contenuto verbale e semantico del discorso e l'emisfero destro per elaborare le caratteristiche della voce, che essa sia familiare, maschile o femminile, e il suo contenuto emotivo», e continua: «Precedenti studi hanno dimostrato che anche altri mammiferi tendono a dividere le informazioni tra i due emisferi durante l'elaborazione delle vocalizzazioni della propria specie, ma nessuno aveva mai verificato se esistessero tali caratteristiche negli animali domestici in risposta alle diverse componenti del linguaggio umano».

Lo studio e i risultati

Ai cani è stato riprodotto simultaneamente un suono del parlato umano attraverso gli altoparlanti sia a sinistra che a destra, col presupposto che l'orecchio destro invia informazioni al lato sinistro del cervello e viceversa. Se il cane si fosse volto verso l'altoparlante sinistro, avrebbe significato che le informazioni che stava ascoltando nel suono venivano elaborate nella parte destra del cervello. Viceversa, se si fosse volto a destra, le informazioni venivano elaborate nella parte sinistra del cervello. 

I risultati hanno mostrato che quando il discorso era significativo per i cani (come il comando "vieni dai"), ma le caratteristiche vocali come il genere o l'intonazione erano state attenuate o rimosse, i cani avevano maggiori probabilità di volgersi a destra, mostrando quindi una implicazione dell’emisfero sinistro. Ma se il comando era in una lingua straniera, o se i fonemi erano stati messi nell'ordine sbagliato, quindi il suono cessava di essere significativo per il cane, si osservava la tendenza al contrario.

«Sebbene non possiamo dire fino a che punto comprendano la complessità del contenuto verbale, il nostro studio suggerisce che i cani prestano attenzione a queste informazioni nel linguaggio umano e che ne percepiscono il contenuto in modo sostanzialmente parallelo alla percezione umana» ha spiegato la Dottoressa Ratcliffe.

Conclusioni e prospettive

Questo studio ha dimostrato dunque che proprio come noi umani, anche nel cane il linguaggio viene scomposto in due parti ed ognuna di esse viene elaborata con un emisfero: all’emisfero sinistro è affidata la comprensione semantica dei vocaboli, mentre quello destro è implicato nella comprensione del tono utilizzato e dell’inclinazione emotiva con cui i vocaboli vengono pronunciati.

La storia di Rico

Un’altra importante evidenza scientifica è stata ottenuta da un un gruppo di studiosi del Max Planck Institute di antropologia di Leipzig, in Germania. Questi si sono avvalsi dell’aiuto di Rico, un Border Collie, insegnandogli a riconoscere oggetti e giochini di varia forma e colore, facedogli associare ad ognuno un vocabolo diverso.

Rico è risultato dunque in grado di riconoscere ciascun oggetto col nome designato, riportandolo, senza commettere alcun errore di comprensione. La sua capacità di associazione semantica vocabolo-oggetto può essere paragonata a quella di un bambino di 3 anni

Tutto questo per ogni padrone può risultare già sentito e già provato. Le evidenze scientifiche però tolgono ogni dubbio a riguardo, ponendo l’accento su quanto queste capacità comprensive dei cani siano importanti nel momento in cui essi possono subire maltrattamenti e/o abbandoni.