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Che razza di cani fa per te?🐶🐶🐶

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La triste fine dei cani militari in pensione: l'appello dell'Esercito

cane militare © Pixabay

Gli eroi a quattro zampe, dopo aver salvato vite umane ed evitato catastrofi, quando arrivano all’età del pensionamento (8 anni) vengono abbandonati al buon cuore del personale militare che può scegliere di adottarli sobbarcandosi in toto le spese. Se questo non accade vengono abbattuti. 

Di Eleonora Chiais, 16 ott 2019

Il Consiglio intermedio di rappresentanza del Comando logistico dell’Esercito lancia un appello accorato richiedendo l'assistenza veterinaria per i cani militari in pensione. Ecco perché.

La (triste) fine dell'onorata carriera

Dopo aver trascorso i primi otto anni della propria vita al servizio del genere umano - fiutando droga, salvando vite, invidiando ordigni esplosivi - i cani militari vanno in pensione. E cosa succede a quel punto? 

«Dopo la conclusione della loro vita operativa, circa otto anni, nel corso dei quali vengono considerati a tutti gli effetti dei militari con tanto di foglio matricolare, medaglie e cerimonie – ha spiegato Francesco Gentile, delegato Cocer, ai microfoni di Adnkronos secondo quanto riporta Il Secolo XIX -, si spengono i riflettori e, di fatto, sono abbandonati al loro destino». Un destino che, sottolinea Gentile, prevede una buona dose di fortuna.

«Dei cani "alienati" - aggiunge, infatti - si occupano soltanto i loro conduttori, prendendoli in affido, con tutti gli oneri del caso ed, esclusivamente, a loro spese, togliendo dal bilancio familiare una fetta consistente di denaro che va a coprire cure mediche, assistenza veterinaria e quant’altro. La soluzione alternativa è l’adozione o, nella peggiore delle ipotesi, la soppressione».

L'appello del Comando logistico dell’Esercito

Una situazione drammatica per risolvere la quale il Comando logistico dell’Esercito richiede un intervento concreto e immediato. La proposta di

«garantire ai cani ceduti al personale militare l’assistenza veterinaria a carico del servizio veterinario militare» e di istituire «un’assicurazione sulla vita dell’animale».

D'altra parte, tale proposta era già stata presentata circa un anno fa ma, allo stato attuale delle cose, la necessaria modifica della legge non è ancora stata apportata.

Oggi, quindi, il Cocer fa nuovamente sentire la sua voce chiedendo «pari dignità e pari diritti, in “operatività” e dopo, quando la vita è meno esposta, meno abbacinata dalle luci dei flash perché - conclude Gentile - anche quella porzione di vita è degna di essere vissuta».