News :
wamiz-v3_1

Che razza di cani fa per te?🐶🐶🐶

Pubblicità

Gatti in famiglie numerose? Secondo l’antropologo «un maltrattamento»

famiglia-con-gatto © Shutterstock

Oggi si parla molto di “benessere animale”. Ma sappiamo davvero cosa significa? l'antropologo Jean-Pierre Digard ripercorre la storia dell'addomesticamento, facendo chiarezza sulla relazione antica e complessa tra uomo e animale.

Di Flavia Chianese, 16 ott 2019

L’addomesticamento è nato per esigenza dell’uomo, ma nel corso dei secoli, varie specie ne hanno tratto beneficio. È scorretto credere, però, che lo status ideale per un animale domestico sia necessariamente quello a cui lo abbiamo abituato.

Nell'intervista per National Geographic Digard chiarisce alcuni dei concetti fondamentali trattati nel suo libro L’Animalisme est un anti-humanisme, CNRS éditions, 2018.

Quali sono i veri bisogni del nostro pet?

Secondo l'antropologo, troppo spesso non abbiamo idea dei reali bisogni del nostro pet. Ad esempio, per un cane con la propensione al movimento e all’attività, vivere con una vecchia signora può essere molto frustrante rispetto a quella che è la sua natura. Lo stesso può avvenire quando un micio, animale solitario per antonomasia, si trova a dover vivere in una famiglia numerosa:

«Si può parlare quasi di maltrattamento», afferma lo specialista.

La soluzione proposta fa un po’ sorridere, ma induce alla riflessione:

«Suggerisco da diversi anni che l'acquisizione di un animale domestico debba essere soggetta a un certificato di “capacità”, come per gli allevatori, in modo che tutti i proprietari conoscano il proprio animale e sappiano come trattarlo.» afferma Digard.

È proprio per un approccio scorretto che molti animali domestici “impazziscono”: ecco perchè oggi ci sono sempre più veterinari specializzati in etologia, ovvero nello studio del comportamento animale.

Cosa significa davvero “benessere animale”?

Trattare bene un animale significa «trattarlo in base alle esigenze della sua specie»: per un gatto ad esempio, l’ideale sarà andare a caccia di topolini, in modo da soddisfare il suo bisogno di movimento e il suo istinto predatorio. Ma se immaginiamo di voler liberare un animale dall’allevamento in cui - si presuppone - stia vivendo in dignitose condizioni, in realtà stiamo proiettando su di esso un desiderio di libertà:

«Un animale che ha un posto dove mangiare, di solito non sogna di correre nei campi in cerca di cibo».

«Quel che è certo è che abbiamo dei doveri verso le varie specie animali. Dobbiamo agire per la loro conservazione: è anche una responsabilità che abbiamo nei confronti dei nostri discendenti, in modo che possano conoscere questa biodiversità, sia domestica che selvaggia», conclude Digard. 

Dunque troppo spesso dimentichiamo la parte selvaggia dei nostri fedeli amici e degli animali in generale, tendendo ad umanizzare ogni loro bisogno e comportamento.