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Il mercato di cuccioli di razze sofferenti e geneticamente vulnerabili

bulldog inglese su foglie d'autunno dog-cat-serious

L'appello per decrementare il mercato di razze sofferenti e geneticamente vulnerabili.

© Unsplash

Il Comitato Bioetico per la Veterinaria e l’Agroalimentare ha lanciato un appello di fondamentale importanza sotto Natale: «Non comprate razze sofferenti e geneticamente vulnerabili».

Di Serena Esposito

Pubblicato il 17/12/19, 15:30, aggiornato il 19/12/19, 16:41

Razze di grande interesse economico come Bulldog Inglesi, Carlini e, in genere, cani dal muso corto, perciò detti brachicefali, o gatti glabri come lo Sphynx, sono solo alcuni degli esempi di animali ottenuti da incroci fatti dall’uomo per ragioni meramente estetiche.

L’emergenza

Questi animali vivono dei disagi e sono esposti a patologie che ne compromettono la qualità di vita, perché non è stato concesso loro di adattarsi ed evolversi al meglio, bensì sono stati appositamente selezionati dall’uomo per le loro caratteristiche che possono risultare rare e stravaganti.

Ma proprio nella particolarità ricercata dall’uomo, per saziare la sua sete di consumismo, risiede la debolezza dell’animale. In periodi come questo, con il rischio altissimo di compravendita di razze come quelle sopracitate, il Comitato Bioetico per la Veterinaria e l’Agroalimentare ha lanciato un accorato e assennato appello per arginare il problema:

«Non comprate esemplari di razze di animali da compagnia intrinsecamente sofferenti, ovvero con deficit congeniti o vulnerabili geneticamente per patologie severe».

L’appello

Il monito del Comitato è stato argomentato in maniera completa ed esaustiva, mettendo in luce l’auspicio di dare casa ai quattrozampe che ne hanno bisogno, come emerge dall’estratto:

«Il periodo delle festività, ormai prossimo, tradizionalmente induce molte famiglie o singole persone ad assecondare un desiderio largamente diffuso, quello di accogliere un animale da compagnia nella propria casa e, più profondamente, tra i propri affetti. Tale decisione va incoraggiata per gli effetti benefici che produce sugli animali e sulle persone stesse, nonché per il portato simbolico che questo tendere la mano verso la natura reca con sé. Il Comitato Bioetico per la Veterinaria e l’Agroalimentare non entra nel merito della discussione etica sulle modalità attraverso le quali l’animale viene accolto, se per adozione di animali abbandonati o sequestrati dalle autorità, assai auspicabile, oppure a seguito dell’acquisto di un esemplare, in genere di un cucciolo, tramite canali legali e certificati».

Cionondimeno, il Comitato afferma anche che: «esiste un dovere di soccorso verso gli animali che, a causa della selezione genetica di tratti desiderabili quanto a fattezze, colori, assenza di pelo o sua lunghezza eccessiva, conformazione del muso o delle orecchie, dimensioni, andatura, comportamenti, siano stati condannati ad essere intrinsecamente difettosi, come giocattoli fallati il cui deficit non è visibile e anzi talora motivo esso stesso di richiamo».

E continua, concludendo: «Un cane o un gatto con caratteri fisici esasperati sono spesso malati, provano dolore, disagio, stress, proprio per via di quei caratteri che troviamo divertenti, piacevoli perché stravaganti o raffinati. Il modo più efficace per soccorrerli non è accudirli e curarli secondo necessità ma, come suggerito dagli stessi veterinari, semplicemente non farli più nascere con quelle caratteristiche, ovvero non comprarli e quindi renderli non più interessanti per il mercato in quanto prodotti non più desiderati. Diversamente, pur rispetto al danno che la loro genetica comporta, saremmo colpevoli di perpetuare tale danno a causa delle nostre scelte di consumatori».