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I cani sanno contare: lo dimostra un recente studio non invasivo

Cane-con-gli-occhiali

E questo cucciolone? Saprà contare anche lui?

© Instagram @miloandthegirls

I nostri amici a 4 zampe sono in grado di contare. A dimostrarlo, un moderno studio sui sistemi percettivi e decisionali del cane, effettuato senza alcun metodo invasivo.

Di Flavia Chianese, 23 dic 2019

Per monitorare in modo diretto l’attività cerebrale dei cani, il team di ricerca della Emory University ha addestrato 11 cani di razze diverse ad entrare volontariamente in uno scanner RM, e a rimanere immobili durante la scansione, senza restrizioni o sedazioni.

I cani possono contare!

Dai risultati del test è emerso che i cani hanno la capacità di stimare la numerosità degli oggetti. All’interno degli scanner, sono state mostrate loro diverse sequenze di punti su uno schermo.

Otto degli 11 cani sottoposti al test hanno mostrato una maggiore attivazione di una particolare area del cervello, detta corteccia parietotemporale, quando il rapporto tra matrici di punti alternati era più dissimile rispetto a quando i valori numerici erano costanti.

In parole semplici, questa area del cervello è impiegata dai cani per stimare rapidamente una determinata quantità di oggetti, come la quantità di cibo o il numero di predatori da cui difendersi. 

«Il nostro lavoro non mostra solo che i cani usano una parte simile del loro cervello per elaborare il numero degli oggetti come fanno gli umani, ma dimostra che non hanno bisogno di essere addestrati per farlo», afferma Gregory Berns, professore di psicologia e autore dello studio.

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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Obiettivi e ricerche future

Obiettivo principale della ricerca è quello di mappare in modo non invasivo i sistemi percettivi e decisionali del cervello del cane e di poter prevedere le probabilità di successo nei cani di servizio.

Ma dietro tutto ciò, c’è anche il desiderio da parte del dott. Berns, di indagare sul processo evolutivo che ha portato l’uomo ad elaborare dati matematici più complessi. Umani e cani sono separati da 80 milioni di anni di evoluzione, osserva Berns.

«I nostri risultati forniscono alcune delle prove più evidenti che la numerosità sia un meccanismo neurale condiviso che risale almeno a quel punto», afferma.