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Cosa hanno in comune gatti e primati velenosi?

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L'allergia al gatto è determinata da una proteina molto simile a quella prodotta dai primati velenosi.

© Unsplash

Chi avrebbe immaginato che un primate velenoso potesse avere in comune con il gatto quella che è la proteina scatenante l’allergia nell’uomo? Scopriamo di più su questo recente ed interessante studio.

Di Serena Esposito

Pubblicato il 18/02/20, 08:42

Un recente studio ha indagato se l'unico primate velenoso del pianeta Terra potesse aiutarci a capire perché così tante persone sono allergiche ai gatti.

I ricercatori ritengono che le allergie ai gatti potrebbero essere il risultato di un antico meccanismo di difesa. Ma andiamo per ordine.

L’allergia al gatto

Negli Stati Uniti, le allergie ai gatti colpiscono circa il 12,1% delle persone di età superiore ai 6 anni. I sintomi includono:

  • prurito agli occhi;
  • naso che cola;
  • tosse;
  • starnuti;
  • respiro sibilante.

La reazione allergica ai gatti è una risposta di ipersensibilità del sistema immunitario a una proteina chiamata FEL D1.

Tutti i gatti producono FEL D1 nella loro saliva e la rilasciano grazie ad alcune ghiandole. Diffondono dunque questa molecola su tutto il corpo quando si leccano.

Una recentissima ricerca condotta da scienziati dell'Università del Queensland in Australia potrebbe aiutare a spiegare perché questa allergia è così diffusa nell'uomo.

Il loro lavoro si concentra su uno dei mammiferi più insoliti della natura: il loris lento.

Il loris lento e il suo veleno

«I loris lenti sono gli unici primati conosciuti che producono veleno e sono stati praticamente ignorati dalla ricerca scientifica», spiega uno degli autori, il Dott. Fry, che lavora al Cikananga Wildlife Center in Indonesia.

E continua:

«Nonostante siano un mistero per la scienza, sono trafficati illecitamente in natura e venduti nel commercio di animali domestici, quindi la nostra ricerca sui centri di soccorso è stata l'occasione perfetta per fare anche del bene in una situazione difficile».

Il veleno dei loris lenti è costituito da una tossina velenosa prodotta da ghiandole presenti nell’incavo del gomito dell’animale: sarà poi quest’ultimo a portarlo alla bocca in caso di necessità. Le madri cospargono i cuccioli di questa tossina leccandoli e se minacciato il loris lento inietta il veleno mordendo la vittima.

Il veleno, essendo una tossina infiammatoria, impedisce la guarigione dalla ferita da morso, che può portare alla morte dei tessuti, all’avvelenamento del sangue ed a numerose infezioni.

Negli esseri umani, provoca una risposta del tutto diversa, come spiega il Dr. Fry:

«quando gli umani vengono morsi, la vittima mostra i sintomi dello shock allergico».

I sintomi includono:

  • sensazione di bruciore o formicolio;
  • difficoltà respiratoria
  • dolore;
  • shock anafilattico fatale (nei casi peggiori).

La proteina, simile a quella felina!

Approfittando del loro accesso unico a questi rari primati, i ricercatori hanno deciso di studiare il veleno di loris lento in modo più dettagliato e hanno analizzato la sequenza di DNA codificante la proteina che lo costituisce. Hanno pubblicato i loro risultati sulla rivista Toxins.

Sorprendentemente, hanno scoperto che la proteina prodotta dai loris lenti come tossina per difendersi ha una sequenza molto simile alla proteina FEL D1 che causa allergia al gatto nell’uomo!

Questa stretta somiglianza, secondo gli autori, non è arrivata per caso. Sapendo che il loris lento usa questa sostanza chimica come difesa, si sono chiesti se FEL D1 potesse essersi evoluto nei gatti per proteggersi dai predatori.

Gli autori spiegano che le somiglianze tra il veleno di loris lento e il FEL D1 riflettono «non solo la storia evolutiva molecolare condivisa, ma suggeriscono una funzionalità simile».

«La capacità di scatenare l'allergia come arma potrebbe non essere qualcosa di limitato ai loris lenti, ma essa potrebbe essersi evoluta separatamente anche nei gatti. Questa è un'affascinante ipotesi che stiamo cercando di verificare nelle ricerche prossime», sostiene il Dr. Fry.

Solo un piccolo numero di mammiferi è velenoso, compresi l'ornitorinco e il pipistrello vampiro. Poiché l'evoluzione non ha dotato molti mammiferi di questo tipo di armi, gli scienziati sanno ben poco della sua evoluzione.

Questo studio aggiunge una nuova informazione all’argomento e apre nuovi scenari di ricerca per scoprire sempre di più sul nostro amato felino.