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Coronavirus: canili e allevamenti in difficoltà

cuccioli in canile dog-serious

L'emergenza Coronavirus mette in ginocchio canili ed allevamenti.

© Pixabay

Decreti, ordinanze regionali e circolari creano confusione tra ciò che si può e non si può fare: chi ci va a perdere sono canili e allevamenti, con cali di adozioni e acquisti di animali, che li mettono in difficoltà.

Di Serena Esposito , 1 apr 2020

Per il Decreto del Presidente del Consiglio del Ministri, gli spostamenti sono da limitare a situazioni di necessità, ma sembra che vi siano delle eccezioni, e che tra queste rientrino l’adozione e l’acquisto di animali.

Tuttavia le disposizioni sono poco chiare.

La situazione dei canili

I volontari e le associazioni che gestiscono i canili sono in difficoltà per la mancanza di adozioni, dovute alla confusione delle direttive amministrative.

In generale dovrebbe essere possibile accordarsi telefonicamente con la struttura, per poi recarvisi muniti di autocertificazione e documentazione che attesti l’avvenuta adozione.

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Questa è l’ipotesi di Carla Rocchi, presidente di ENPA che, circolare del Ministero della Salute alla mano, dichiara non esservi divieti specifici in merito alla questione.

Tuttavia, come ha messo in luce Diana Lanciotti, istitutrice del Fondo Amici di Paco:

«Incide anche il fattore psicologico, con la paura che c'è in circolazione, le persone preferiscono restare a casa e rimandare le adozioni a settembre. Ci auguriamo che questo periodo di attesa non li scoraggi e che in autunno ci sia un boom di adozioni consapevoli».

La situazione degli allevamenti

Per quanto riguarda la situazione negli allevamenti di cani di razza, anche qui vi sono delle difficoltà dovute alla confusione delle direttive.

Il Governo, infatti, ha sollevato dalla sospensione determinate attività con relativi codici Ateco associati, tra cui gli allevamenti di animali d’affezione.

Tuttavia, in una circolare del Ministero della Salute si specifica che:

«Gli animali non destinati ad attività produttive e zootecniche possono essere trasportati solo per esigenze connesse alla salute e al benessere degli animali stessi».

Il risultato di questo caos è che molti allevamenti sono in seria difficoltà, per la permanenza di cani che erano stati assegnati a famiglie, che non sono potuti più andare a prenderli.

Angela, direttrice di un allevamento di Labrador e Golden Retriever, ha dichiarato:

«Ho ventidue cuccioli prenotati prima dell'emergenza e pronti per essere consegnati, non so più dove metterli e non so come devo muovermi. I cani non sono delle scarpe che si possono stoccare in magazzino, più crescono e più diventa difficile sistemarli. In più i costi di gestione stanno lievitando, come faccio?».

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È chiaro che è necessaria una revisione delle norme riguardanti gli spostamenti degli animali, specie da parte degli allevatori, di modo che possano accompagnare i cani presso le famiglie adottanti, senza correre rischi.

In questo è intervenuto il senatore Andrea De Bertoldi, che ha dichiarato:

«Recentemente è stata liberalizzata la vendita al dettaglio di semi, piante e fiori ornamentali, crediamo che vada disposto altrettanto per i cani, che non sono oggetti ma esseri viventi». 

Il senatore ha anche suggerito un subemendamento al decreto Cura Italia che preveda questa disposizione:

«Anche ai gestori di attività cinofile della sospensione dei versamenti delle ritenute dei contribuiti previdenziali e assistenziali e dei premi per assicurazione obbligatoria».

Restiamo in attesa di sviluppi in merito alla questione, con la speranza che i cani non risultino vittime di tutto ciò.