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Una città cinese vieterà il consumo di carne di cani e gatti

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Un'eccellente notizia che durerà oltre l'epidemia di Coronavirus!

© Instagram @nodogsleftbehind

Potrebbe essere una delle più grandi trasformazioni culturali che la Cina abbia mai sperimentato: il divieto di vendere animali selvatici per il consumo. E Shenzhen sta aprendo la strada.

Di Ilenia Colombo , 7 apr 2020

A febbraio il governo cinese aveva annunciato il divieto di vendita di animali selvatici a fini di consumo.

Ciò in risposta al nuovo e micidiale ceppo del Coronavirus, il quale si pensava che fosse passato da un animale all'altro in uno dei tanti mercati di strada di Wuhan.
 

Shenzhen: un passo in avanti in favore degli animali

Dal 1° maggio, sarà illegale vendere e consumare carne di animali selvatici, nonché cani e gatti.

Questo progresso legislativo consente anche di legiferare in materia di carne canina e felina, la cui immagine è cambiata molto in Cina. La globalizzazione e la diffusione dei valori occidentali in Oriente potrebbero avere qualcosa a che fare con esso.

Negli ultimi anni, in effetti, il consumo di carne canina e felina è in calo in Cina, soprattutto tra i giovani.

Secondo la BBC, la maggior parte dei cinesi non ha mai assaggiato la carne di cane e non vuole farlo.

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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In precedenza, i mercati vendevano ogni sorta di animali selvatici che potevano essere mangiati dai residenti, compresi i serpenti - e il pangolino, in via di estinzione - in cima alla lista dei sospetti vettori di trasmissione.

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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Cani e gatti: una relazione sempre più stretta con gli umani

Una dichiarazione ufficiale riportata da Reuters recita:

«Cani e gatti intesi come animali domestici hanno stabilito una relazione molto più stretta con gli umani rispetto a tutti gli altri animali e vietare il consumo di cani e gatti e altri animali domestici è una pratica comune nei paesi sviluppati, come pure ad Hong Kong e in Taiwan».

E continua:

«Questo divieto risponde anche alla domanda e allo spirito della civiltà umana».

Possiamo sperare che altre città cinesi seguiranno l'esempio di Shenzhen, in modo che le leggi riflettano le mentalità mutevoli del Paese.