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Festival di Yulin: anche dopo il Covid, dieci giorni di ignobili “tradizioni”

cane in gabbia dog-cat-angry

Il Festival di Yulin: fiera della crudeltà sugli animali, anche ai tempi del Coronavirus.

© Pixabay

Nel giorno del solstizio d’estate, come da (barbara) tradizione, prende il via il Festival di Yulin, dove più di diecimila cani e gatti vengono maltrattati e uccisi, dopo aver patito sofferenze di ogni genere, ma cosa accadrà quest’anno dopo il Covid?

Di Serena Esposito

Pubblicato il 22/06/20, 15:08

Conosciamo bene ormai quello che è accaduto ed accade ogni anno al Festival di Yulin, la tomba dei diritti degli animali e del rispetto per loro.

Quest’anno, in seguito alla situazione generata dal Covid-19, sulle carte sembra esser cambiato qualcosa: tuttavia non si può dire che anche all’atto pratico questi cambiamenti siano validi e verificabili.

Yulin, wet market e Covid-19

L’edizione 2020 della ignobile mattanza arriva in Cina, la stessa Cina dalla quale è iniziato tutto il calvario causato dal Covid per il mondo intero, ma non solo.

A Yulin vi è la stessa realtà che ha causato, nel wet market, il mercato umido, il salto di specie compiuto dal Coronavirus.

Norme igieniche ignorate, animali vivi uccisi in loco, promiscuità, presenza di microrganismi di ogni genere, che possono scegliere verso quale specie compiere un salto, rendendo l’uomo, ad un tempo, martire e aguzzino.

La posizione del governo cinese e l’amara realtà

Le disposizioni del governo cinese sembrano finalmente aver preso una svolta, nel rispetto di cani e gatti, che non possono più essere mangiati, perché passati da bestiame ad animali da compagnia.

Anche il pangolino, è diventato una specie protetta come i panda, dopo lunghi anni di commercio illegale.

Tuttavia, nonostante questi passi avanti dal punto di vista legale, l’attuazione ed il rispetto di queste direttive non sembrano essere ancora tangibili. E non lo saranno per molto, essendosi i mercati spostati nella periferia di Yulin

Senza controlli e conseguenti sanzioni e punizioni che fungano da deterrente, sarà difficile estirpare questa sedicente tradizione, che in questo particolare momento storico, più che mai, sarebbe nell’interesse dell’uomo stesso, nonché della salute pubblica.