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Lyssavirus ad Arezzo: nuove regole dal Ministero della Salute

due gattini cat-serious

Le nuove regole del Ministero della Salute per il Lyssavirus ad Arezzo.

© Unsplash/Vincenzo Tabaglio

Da quando ad Arezzo è morto un gatto a causa del Lyssavirus sono state adottate diverse regole precauzionali. Le ultime sono quelle appena dettate dal Ministero della Salute.

Di Nina Segatori

Pubblicato il 09/07/20, 12:40

Il caso del gatto morto ad Arezzo per Lyssavirus sta coinvolgendo non solo la città, ma l'intero Paese.

Così, dopo le regole dettate dal sindaco, arrivano quelle del Ministero della Salute, che informa anche su quali potrebbero essere i sintomi degni di attenzione.

Lyssavirus ad Arezzo

Le indicazioni precauzionali diffuse fino a oggi dagli esperti che hanno analizzato i campioni di sangue dal gattino morto ad Arezzo, indicano come agire per evitare rischio di contagio da un virus che per ora non ha presentato altri casi ma che, pur essendo molto raro perché rinvenuto solo una volta in tutto il mondo, in un pipistrello del Caucaso 18 anni fa, non va comunque sottovalutato.

La morte del gatto ne è una dimostrazione così come tutte le ordinanze deliberate dal sindaco della città, Alessandro Ghinelli, per prevenire un eventuale contagio.

Ora anche il Ministero della Salute ha pubblicato una serie di indicazioni utili per tutti, cittadini e veterinari.

La nota

Tra le informazioni rilasciate dal Ministero, primi fra tutti ci sono i sintomi:

«Ogni mammifero domestico che presenti i seguenti sintomi, oppure venuto a morte dopo averli presentati: aggressività insolita/alterazioni del comportamento, alterazione della fonesi, aumento della salivazione, difficoltà respiratoria e della deglutizione, tremori generalizzati, incoordinazione motoria inclusa paralisi flaccida».

Massima attenzione, quindi ai gatti domestici, ma anche a quelli randagi e persino a quelli morti se hanno presentato sintomi di questo tipo.

Il Lyssavirus, infatti, è un lontano parente della rabbia classica, teoricamente trasmissibile dai pipistrelli, ma tutto è ancora in fase di studio.

Un'attenzione particolare è richiesta anche ai veterinari, perciò, che oltre al dovere di segnalare eventuali casi alla Asl di competenza, hanno anche il compito di aiutare a evitare il panico ingiustificato.

Il rischio, infatti, è quello di vedere tantissimi gatti abbandonati per paura di venir contagiati ed è altissimo.