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I gatti non hanno sempre vissuto con l’uomo: lo studio

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Uno studio rivela che i gatti non hanno sempre vissuto con l'uomo.

© Pixabay

Uno studio ha rivelato come i primi gatti che hanno popolato l’Europa non fossero legati all’uomo quanto il gatto domestico che conosciamo oggi: scopriamo insieme i dettagli di questo interessante lavoro.

Di Serena Esposito , 23 lug 2020

I primi esemplari di gatto europeo avevano una alimentazione basata esclusivamente sulla caccia, pertanto indipendente dall’uomo; tra 6200 e 4300 anni fa invece, i gatti europei hanno introdotto nella loro dieta anche roditori associati alle attività umane come l’agricoltura, a dimostrazione della loro vicinanza con l’uomo.

Questa la rivelazione dei ricercatori di Senckenberg Center for Human Evolution and Paleoenvironment dell'Università di Tubinga, affiancati da un team internazionale di scienziati, che hanno pubblicato lo studio sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences.

Lo studio

La ricerca ha preso spunto dall’analisi di sei esemplari di fossili, risalenti a circa seimila anni fa, per scoprire le differenti abitudini alimentari dei gatti progenitori degli attuali felini europei.

L’antenato comune di tutti i gatti domestici è il gatto selvatico africano (Felis silvestris lybica), che proprio seimila anni fa si stabilì anche in Europa, dove iniziò a convivere con l’uomo, venendo pian piano addomesticato.

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«Abbiamo misurato gli isotopi stabili nel collagene osseo dei fossili, in modo da carpire informazioni sulle loro abitudini alimentari; poi abbiamo confrontato i sei esemplari fossili, risalenti a 6.200 anni fa, con alcuni dei più vecchi esempi della Polonia e 34 animali che in quel periodo erano vicini ai gatti» - spiega Magdalena Krajcarz dell'Università Nikolaus Kopernikus di Toru, in Polonia.

Scopo dello studio è stato quello di analizzare ecologia e strutture sociali dei gatti selvatici approdati in Europa, al fine di ricomporre le tappe che hanno avvicinato il gatto all’uomo, addomesticandolo.

I risultati

«I risultati dimostrano che i primi esemplari non dipendevano interamente dagli umani: nelle ossa abbiamo trovato prove di roditori, legati all'agricoltura umana, e animali selvatici. Questo dimostra che gli antenati dei moderni gatti domestici vivevano in natura, procacciando prede e alimentandosi solo in parte vicino agli ambienti umani» - spiega Herve' Bocherens del Senckenberg Center for Human Evolution and Paleoenvironment.

Pertanto i gatti non sono nati sinantropici (che vivono normalmente in ambienti umani), ma preferivano uno stile di vita opportunistico, dove in mancanza di risorse selvatiche, ripiegavano sugli insediamenti umani.

«Anche i gatti nativi europei si nutrivano con roditori, per cui esisteva competizione tra le due specie, anche se l'abbondanza di cibo ha consentito a entrambe di prosperare» - spiega la Dottoressa Krajcarz.

Obiettivi futuri

L’obiettivo dei ricercatori è dunque di scoprire le mutazioni fenotipiche che hanno portato all’addomesticamento, tramite indagini di genomica comparata.

«L'obiettivo futuro è quello di comprendere l'evoluzione dei tratti estetici, comportamentali e fisiologici che hanno portato al gatto come lo conosciamo oggi. Sulla base dei dati genomici, saranno effettuate delle stime sull'intensità della riproduzione incrociata del gatto selvatico africano e del gatto selvatico europeo per confrontarla con i tassi di espansione della popolazione dei gatti domestici» spiegano infine gli autori.