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I cani possono aiutarci a rilevare inquinanti ambientali: lo studio

quattro cani su sfondo naturale dog-serious

I cani possono essere sentinelle per inquinanti biologici e aiutarci a prevenire insorgenza di malattie ad essi correlati.

© Pixabay

Uno studio ha evidenziato come i cani siano delle ottime sentinelle biologiche: le stesse sostanze tossiche per l’uomo lo sono per i nostri preziosissimi amici a quattro zampe. Scopriamo di più.

Di Serena Esposito , 24 lug 2020

La North Carolina State University e la Nicholas School of the Environment della Duke University, hanno pubblicato uno studio su Environmental Science & Technology, nel quale hanno evidenziato come i cani possano essere delle ottime sentinelle biologiche per inquinanti ambientali tossici per noi umani e per loro. 

I cani possono quindi darci l’allarme quando la concentrazione ambientale di inquinanti raggiunge livelli critici per la salute dell’uomo, con un largo margine di anticipo. 

Come ci riescono?

Lo studio

I ricercatori hanno applicato dei rilevatori in silicone per 5 giorni a 30 cani ed ai loro padroni. Rispettivamente una etichetta agganciata al collare ed un braccialetto in silicone hanno raccolto quantità rilevanti di agenti chimici, fungendo da rilevatori ambientali dell’esposizione a sostanze tossiche.

Ciò con cui i rilevatori in silicone sono entrati in contatto è quello che finisce anche in cute, sangue e urine di cani ed esseri umani.

«Parliamo di dispositivi per il monitoraggio ancora relativamente nuovi ma che rappresentano un modo economico ed efficace per misurare l'esposizione alle sostanze chimiche con cui veniamo a contatto nella vita di tutti i giorni» ha affermato Catherine Wise, tra gli autori dello studio.

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I risultati e le prospettive

Sono stati rilevati tre tipi di agenti tossici ambientali, in simili quantità, sui braccialetti e sulle etichette da collare:

  • pesticidi;
  • ritardanti di fiamma (usati per ridurre infiammabilità di prodotti elettronici ma tossici per il sistema nervoso);
  • ftalati (spesso ritrovati nella plastica per aumentarne le qualità, ma tossici per il sistema riproduttivo).

«La cosa notevole dei nostri risultati è stata l’aver riscontrato modelli simili di esposizione ai contaminanti tra le persone e i loro animali domestici» hanno dichiarato gli autori, ma la cosa sorprendente è stata piuttosto il fatto che le tempistiche nelle due specie sono diverse.

Infatti, come ha spiegato la dottoressa Wise, «In uno o due anni in un cane possono manifestarsi effetti che invece potrebbero richiedere decenni per emergere nell'uomo».

Alla luce di ciò quindi, i cani possono aiutarci a predire l’impatto che tali inquinanti tossici hanno sulla salute umana, con un certo anticipo, poiché sia uomo che cane è sensibile alle stesse sostanze tossiche, ma gli animali si ammalano prima.

«Se riusciamo a mettere in relazione le malattie dei cani con le loro esposizioni nel tempo, potremmo dare l'opportunità a chi si occupa di salute umana di mitigare queste esposizioni per entrambe le specie. I cani sono una potente sentinella biologica per le malattie umane» - conclude il Professor Oscar J. Fletcher.