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L’aiuto dei cani da fiuto nei test per il Covid: gli ottimi risultati

cane da fiuto per uso medico al lavoro dog-serious

I cani da fiuto sono ottimi rilevatori di positività al Covid.

© Instagram @medicaldetectiondogs

Specificità e precisione nel risultato, per i cani da fiuto che hanno effettuato quasi 15 mila test di screening per il Covid: scopriamo insieme i progressi dei nostri sempre più sorprendenti amici a quattro zampe.

Di Serena Esposito

Pubblicato il 21/08/20, 07:26

Il fiuto del cane va in aiuto della scienza già per la rilevazione di patologie come cancro e malaria, ma mai come in questo periodo storico unico al mondo, sta dando una grossa mano a molti ricercatori.

L’idea portata avanti da Dominique Grandjean, professore alla National Veterinary School of Alfort e comandante dei vigili del fuoco, sta avendo ottimi risultati, con vantaggi dal punto di vista sia sperimentale che economico, rispetto ai test di screening per il Covid basati sulla PCR.

Affidabilità e sensibilità

Il metodo di rilevamento basato sul fiuto di cani è efficiente, rapido, complementare a quello del test di screening virologico PCR, e di facile implementazione nei paesi poveri privi di specialisti.

«La sua affidabilità è migliore di quella dei test PCR, più completo perché rileva anche Covid-19 di origine digestiva o neurologica, a differenza del test PCR che identifica solo la malattia respiratoria con un’affidabilità al 100% quando il paziente è positivo, ma solo al 30% quando è negativo», spiega Dominique Grandjean.

Ma cosa è che il cane fiuta in un campione positivo al Covid-19? È l’odore delle molecole volatili emesse dalle cellule infette poste in coltura.

Il tartufo di Fido è in grado di rilevare la differenza tra cellule sane ed infette grazie all’odore emesso, analizzando il sudore del paziente piuttosto che saliva, urina o aerosol, come si è pure sperimentato.

«Il virus riprogramma la cellula per lavorare per questo. È un cambiamento radicale nel metabolismo cellulare. Pertanto, le cellule infette non rilasciano le stesse molecole delle cellule sane» - spiega Christophe Ritzenthaler, virologo del CNRS a Strasburgo.

Il successo all’estero

I primi test operativi sono stati effettuati in Corsica, con l'Agenzia sanitaria regionale e i vigili del fuoco della Corsica meridionale ad Ajaccio, che hanno mobilitato 4 cani, guidati da 7 conduttori con 1.500 persone.

Il metodo si è poi diffuso in tutto il mondo: Libano, Emirati Arabi Uniti, Belgio, e sta avanzando anche in Argentina, Brasile, in Cile e in Australia.

Come si preleva il campione?

Inizialmente, il campione era prelevato mediante impacco sotto l’ascella, da cui il cane avrebbe fiutato la positività o negatività; adesso la procedura è stata semplificata, ottenendo la possibilità di annusare anche gli indumenti del paziente.

L’abbattimento dei costi rispetto alla PCR è pure importante:

«Se contiamo solo il mantenimento del cane (cibo, viaggio) e non lo stipendio del conduttore, un test dovrebbe costare pochi centesimi di euro. E anche integrando l'addestramento, il mantenimento del cane, lo stipendio del suo padrone, un test dovrebbe costare pochi euro. Mentre il test PCR costa 54€», osserva Dominique Grandjean.

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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