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Sono state trovate radici comuni nel linguaggio di uomo e cane

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Come fanno i cani a comprendere ciò che diciamo loro?

© Pixabay

Anche se non hanno la parola, i nostri cani capiscono tutto ciò che diciamo loro, specialmente se lo facciamo con una certa intonazione. Come ci riescono? Quali aree cerebrali utilizzano? Scopriamo di più!

Di Serena Esposito

Pubblicato il 26/08/20, 17:38

Ogni padrone sa che lodare il cane significa vedere la sua coda agitarsi felice e i suoi occhi riempirsi d’amore e gratitudine, ma spesso ci si domanda cosa accade di preciso nel suo cervello quando riceve lodi o complimenti?

E ancora, percepisce ed analizza prima l’intonazione o prima il significato di quanto udito?

Domande ed ipotesi

Ebbene nel 2016, degli scienziati ungheresi, guidati da Attila Andics, neuroscienziato della Eotvos Lorand University di Budapest, hanno cercato di rispondere a queste domande, con risultati sorprendenti.

Il presupposto era il fatto che il cane fosse in grado, come l’uomo, di elaborare intonazione e significato delle parole in maniera separata, sebbene a differenza nostra, il cane usa l’emisfero destro per farlo.

Il cane quindi elabora prima la parte emozionale del linguaggio, mediante la regione subcorticale del cervello, che ha origini più antiche, e poi procede all’analisi della parte semantica, grazie all’uso della regione corticale, di più recente sviluppo.

La domanda che si sono posti gli scienziati ungheresi era dunque: quale processo segue il cervello del cane per operare separazione e comprensione degli elementi del parlato, pur non potendo parlare?

«Si tratta di una domanda importante, perché il cane è una specie che non ha la parola, tuttavia risponde correttamente ai nostri messaggi», afferma Andics.

L’esperimento

Sono stati testati 12 cani, di cui 6 Border Collie, 5 Golden Retriever e 1 Pastore Tedesco.

L’esperimento consisteva nel farli entrare all’interno del macchinario per la risonanza magnetica funzionale, dove venivano riprodotti messaggi pronunciati dall’addestratore.

I messaggi contenevano sia lodi per il cane, che parole neutre, entrambi pronunciati sia con intonazione, che senza, e tale differenza è servita a mettere in luce, mediante le rilevazioni del macchinario, l’attività cerebrale dei cani.

Sulle prime durante l’ascolto, entrambe le regioni cerebrali di corteccia e subcorteccia mostravano attività; dopodiché, avendo ascoltato più volte la stessa intonazione, a prescindere se la parola fosse conosciuta o meno dal cane, la regione subcorticale diminuiva la propria attività, a conferma del fatto che l’intonazione della voce viene elaborata proprio nella porzione di più antico sviluppo dell’encefalo del cane.

Parimenti, dopo aver ascoltato più volte parole dalla semantica conosciuta, a prescindere dall’intonazione utilizzata nel pronunciarle, la regione di più recente sviluppo dell’encefalo canino, ossia quella corticale, diminuiva la propria attività, confermando appunto il suo ruolo in questa fase.

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I risultati

Questi risultati sono stati sorprendenti perché l’elaborazione in maniera differente di semantica ed intonazione del parlato, da parte di un essere vivente non parlante come il cane, o perlomeno con un sistema di comunicazione (rappresentato dall’abbaiare) non basato sulla semantica, potrebbe essere stato sviluppato in seguito alla convivenza di oltre dieci milioni di anni con l’uomo.

Nondimeno, sulla base di studi scientifici che hanno coinvolto anche altre specie che hanno avuto rapporti con l’uomo, potrebbe darsi che sia il linguaggio umano ad essersi sviluppato per essere percepito rispettivamente da corteccia e subcorteccia per la sua componente semantica ed emozionale.

«Questo spiega in parte perché il rapporto dell’uomo con il cane sia così speciale» - aggiunge infine Andics.