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Trovati in Puglia i resti del più antico cane italiano

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Trovati i resti del più antico cane italiano.

© Facebook @Rossana Trala

In due siti paleolitici pugliesi sono stati rivenuti degli importanti reperti che rappresentano i resti del più antico cane italiano della storia.

Di Nina Segatori

Pubblicato il 04/09/20, 13:17

I ricercatori dell'Università di Siena hanno rinvenuto, in Puglia, i resti di un cane, che risalgono a circa 15 mila anni fa. Probabilmente si tratta del più antico cane italiano.

La scoperta è molto rilevante anche ai fini della datazione approssimativa della domesticazione del cane, per capire quando i lupi si siano avvicinati all'uomo.

Una scoperta interessante

La scoperta è davvero inaspettata e interessante. I resti sono stati trovati a Grotta Paglicci a Rignano Garganico, in provincia di Foggia e Grotta Romanelli a Castro (Lecce), due siti paleolitici che custodivano questo tesoro segreto.

All'interno dei siti sono state trovate tracce della presenza antichissima del cane, datata tra i 14 mila e i 20 mila anni fa. Sarebbero, in pratica, i resti del cane italiano più antico in assoluto.

Lo studio

A portare alla luce la scoperta sono stati gli studiosi dell'Unità di ricerca di Preistoria e Antropologia dell'Università di Siena e il loro studio, a cui hanno partecipato anche enti internazionali, è stato pubblicato sulla rivista Scientific Reports.

A spiegarne l'importanza è stato Francesco Boschin, l'archeozoologo dell'Università di Siena che ha coordinato gli studi:

«Questa scoperta è di particolare interesse in quanto i cani più antichi, riconosciuti con certezza dagli studiosi di preistoria, provenivano fino a ora da contesti dell'Europa centrale e occidentale datati a circa 16mila anni fa».

Proprio per questo «i resti pugliesi non solo rappresentano gli individui più antichi scoperti nell'area mediterranea, ma potrebbero rappresentare anche le prime testimonianze in assoluto del processo che ha portato alla comparsa del cane, il primo animale domestico

Cane e uomo

La domesticazione del cane, infatti, secondo gli studi più accreditati, risalirebbe all'età glaciale, dove le condizioni ambientali avrebbero spinto i lupi a frequentare gli accampamenti umani per nutrirsi degli avanzi.

Da lì il contatto tra uomo e animale sarebbe diventato sempre più frequente fino a stringersi indissolubilmente. Gli esemplari più docili, alla fine, si sarebbero addomesticati dando vita ai primi "cani".

«È ancora difficile capire se la Puglia possa essere stata un centro di domesticazione - hanno precisato, però,  i ricercatori -. All'epoca il nostro continente era caratterizzato da una forte frammentazione culturale ma il rinvenimento di due cani geneticamente affini, uno in Italia meridionale e l'altro in Germania, significa che il cane può aver rappresentato un importante elemento di contatto tra le comunità di cacciatori-raccoglitori dell'epoca».

Un elemento di contatto che è riuscito a superare i confini di tempo e culture per unire i popoli e le consuetudini di etnie tanto diverse tra loro.

 

Rinvenuti in siti paleolitici pugliesi alcuni resti che "testimoniano una presenza molto antica del cane, datata tra...

Posted by Rossana Trala on Thursday, September 3, 2020