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Reggio Calabria: condanna definitiva per l’uomo che uccise il cane Lillo

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A Reggio Calabria è stato condannato in via definitiva l'uomo che uccise brutalmente il cane Lillo.

© jobertjamis23 / Pixabay

Il cane Lillo è stato brutalmente ucciso e gettato in un burrone da un uomo già noto alle forze dell’ordine. A due anni dal gesto, la condanna definitiva.

Di Anna Paola Bellini

Pubblicato il

Corte di Appello di Reggio Calabria. È stato condannato in via definitiva l’uomo che nel 2020 uccise il cane Lillo a Gioiosa Marina, in provincia di Reggio Calabria.

I fatti risalgono a marzo 2020, quando l’animale fu brutalmente ucciso e buttato in un burrone. Ecco la storia e il commento dell’Oipa (Organizzazione internazionale protezione animali).

La crudele storia del povero Lillo

Siamo nel marzo del 2020 e la proprietaria di Lillo, cane che vive in condizioni di semilibertà, non vedendolo rientrare inizialmente non si preoccupó poiché il quattro zampe spesso trovava ospitalità nelle case dei vicini per poi tornare la mattina successiva.

Purtroppo però, Lillo non ha più fatto ritorno a casa. La donna, dopo varie ricerche, ritrova l’animale in fondo a un dirupo, crivellato di pallini e con le zampe legate.

La sentenza

Il colpevole di questo atto atroce è un uomo già noto alle forze dell’ordine per altri episodi di violenza e con precedenti penali per porto e detenzione d’armi.

L’uomo è stato condannato in via definitiva a due anni e sei mesi di reclusione, alla multa di 7.333 euro e al risarcimento del danno in favore delle parti civili.

A rendere nota la sentenza è l’Oipa che insieme alla proprietaria dell’animale si era costituita parte civile.

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso proposto dall’imputato contro la sentenza di primo grado del Tribunale di Locri, confermata dalla Corte di Appello di Reggio Calabria.

Ecco i due i capi d’imputazione: detenzione illegale di arma e uccisione di animale, quest’ultimo reato previsto e punito dall'articolo 544 bis del Codice penale.

Il parere dell'Oipa

Massimo Comparotto, presidente dell’Organizzazione internazionale protezione animali, ha ancora una volta ribadito quanto poco aspre siano le pene per chi esercita violenza contro gli animali.

«Occorre una tutela più incisiva per gli animali che ancora non ricevono una copertura legislativa diretta non essendo loro riconosciuta soggettività giuridica», - ha dichiarato Comparotto. 

Il presidente ha poi aggiunto: «Auspichiamo un inasprimento per le pene riguardanti il maltrattamento e l’uccisione di animali, anzitutto per l’esigenza di una loro piena tutela, ma anche perché studi scientifici attestano la correlazione tra la crudeltà sugli animali e la più generale pericolosità sociale di chi la commette».

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