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Sequestro cani Udine: sgominato un traffico criminale di cuccioli

cuccioli di cane in gabbia
© YouTube @Thieneonline

La Polizia stradale di Amaro (Udine) ha sgominato un traffico illecito di cuccioli di cane. Si conclude con otto ordinanze cautelari un’indagine che dura da più di un anno.

Di Anna Paola Bellini , 20 nov 2018

Stipati in gabbie minuscole, senza acqua né sufficiente areazione. Queste le condizioni in cui viaggiavano i cuccioli (di massimo un mese di vita) che dall’Est dell’Europa arrivavano - clandestinamente - in Lombardia e in Emilia Romagna. Vi raccontiamo la storia di come la Polizia stradale di Amaro ha sgominato un traffico clandestino internazionale di cuccioli di cani di ogni razza. Ecco il video in cui il Vice Questore Aggiunto, Rita Palladino, spiega l’accaduto.   

Il traffico

I cuccioli venivano importati da allevamenti provenienti da Polonia, Slovacchia e Ungheria,  di razze diverse, ma tutti in età di pre-svezzamento. I poveri animali si trovavano a viaggiare stipati in cartoni o gabbie sovraffollate all’interno del bagagliaio di diverse auto o in furgoni, in condizioni igieniche e di salute precarie. Ricordiamo che, per Legge, i cani possono essere allontanati dalla mamma solo dopo lo svezzamento o i tre mesi di vita. Inoltre, per viaggiare all’estero, è necessario che abbiano eseguito regolari vaccinazioni e siano dotati di microchip per identificarli.

Una volta arrivati in Italia, con l’ausilio di due allevamenti in provincia di Bergamo e un veterinario della provincia di Milano, ne veniva simulata la nascita nel nostro paese. I cani venivano, quindi, dotati di microchip e veniva prodotta una falsa documentazione per dimostrare che fossero nati in Italia, per commercializzarli come esemplari nostrani. 

L’indagine 

L’indagine, che ha portato a otto ordinanze cautelari, è cominciata nel dicembre 2017 quando, in un’auto che viaggiava lungo l’A23 di Amaro, sono stati intercettati e sequestrati 65 cuccioli. In seguito a questo evento, l’attenzione delle autorità locali è cresciuta e le indagini condotte nei mesi successivi hanno portato ad altri numerosi sequestri. Sono poi arrivate le perquisizioni nelle residenze private, nelle cliniche veterinarie e nei negozi di Milano, Reggio Emilia, Bergamo e Como, per arrivare a sgominare un ricchissimo giro di affari. Un cucciolo acquistato all’Est ad un costo tra i 50 e i 100 euro, veniva rivenduto in Italia tra i 700 e gli 850. Questi poveri animali però, non avendo subito la necessaria profilassi post nascita, le vaccinazioni e avendo viaggiato in condizioni precarie, rischiano di morire poco dopo il loro acquisto.

Questo traffico internazionale era organizzato da otto persone: sei cittadini italiani e due stranieri, che adesso devono rispondere di fronte alla Giustizia.