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Freddie Mercury e i gatti, un amore per i felini lungo una vita

Freddy Mercury con due gatti in mano cat-happy
© Reddit

Freddie Mercury amava i gatti più di ogni altra cosa al mondo. In casa ne possedeva ben 9 e per loro ha scritto anche canzoni.

Di Antonello Ciccarello , 25 nov 2018

Bohemian Rapsody, il recente film che celebra il gruppo britannico Queen, mostra l’eccentrica vita del suo frontman Freddie Mercury. Tra gli amori della sua vita, oltre all’amica Mary Austin e al compagno Jim Hutton, c’erano anche i gatti. Freddie Mercury adorava i gatti. In casa ne aveva ben 9 e, come dichiarato da Hutton, li trattava proprio come dei figli. I primi mici adottati dal leader dei Queen furono Tom e Jerry (quando ancora viveva con Mary Austin al numero 100 di Holland Road). Poco dopo arrivarono anche Oscar, Tiffany, Delilah, Goliath, Miko, Romeo e Lily, che furono accolti nella casa di Stafford Terrace. Freddie era davvero pazzo per i suoi mici, al punto da chiedere a Mary di passarglieli al telefono ogni volta che si trovava in tournée con la band, in modo che questi potessero sentire la sua voce. A casa di Freddie ogni gatto aveva la propria stanza e questi ricevevano un regalo personale ogni Natale.

Freddie Mercury e i gatti nelle sue canzoni

Il frontman dei Queen dedicò un intero album ai suoi amici pelosi. Nel 1985, lanciò il suo primo e unico album solista, intitolato Mr. Bad Guy che lui volle dedicare: «al mio gatto Jerry – ma anche a Tom, Oscar e Tiffany e a tutti gli amanti dei gatti in giro per il mondo – al diavolo gli altri!». Per la sua gatta preferita, Delilah, Freddie scrisse una canzone che porta il suo nome. In questo brano del 1991 (dell’album Innuendo), Brian May riuscì persino a riprodurre un miagolio con la sua chitarra. Infine, durante le riprese dell’ultimo videoclip dei Queen, There are the days of our lives, il cantante ha indossato un gilet con dei gatti dipinti. Freddie Mercury amò tantissimo i suoi amici gatti, fino all’ultimo giorno della sua vita. Nel testamento chiese che questi non fossero abbandonati, ma trattati come membri della sua famiglia.