11 piante velenose per cani: quali sono e cosa fare

piante velenose per cani
Le piante velenose per cani sono numerose e soprattutto i cuccioli rischiano di ingerirle per sbaglio. Ecco come riconoscerle e quando intervenire. © Pixabay

Cycas, aloe, glicine ma anche oleandro, aglio ed erba medica: ecco un elenco di piante velenose per cani e qualche consiglio su come intervenire se gli amici a quattro zampe le mangiano per sbaglio.

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Belle e comuni ma estremamente pericolose: le piante velenose per cani sono numerosissime e, specialmente se l’amico a quattrozampe frequenta abitualmente spazi aperti e giardini (come accade più spesso in primavera) o se è un cucciolo appena arrivato, è bene conoscerle per sapere quando e come è necessario intervenire nel caso il pelosetto le ingerisca. Ovviamente senza ansie eccessive.

I cani, infatti, sono sempre guidati dall’istinto che – nella maggior parte dei casi – li aiuta a comprendere a prima vista se una pianta è dannosa o meno per il loro organismo. Spesso, però, i cuccioli che frequentano gli spazi aperti e sono attratti da ogni novità, possono fare eccezione arrivando al punto di addentare queste piante velenose per cani. Ecco da quali è bene guardarsi e come intervenire in caso di ingestione.

Alloro, cycas, aloe, edera, glicine e oleandro: in giardino le piante velenose per i cani

Tra le piante da giardino velenose per i cani ci sono alcuni tipi di alloro che, contenendo diterpenoidi (vale a dire degli idrocarburi insaturi), causano l’interruzione dei canali di sodio che interessano il muscolo cardiaco e l’apparato scheletrico e l’ormai sempre più comune Cycas che, noto anche come Cycas Revoluta o Sago Palm, è diffusissimo in spazi verdi e balconi ma contiene molte sostanze tossiche. Tutte le parti della Cycas, infatti, sono potenzialmente velenose per i cani – dalla polpa alle foglie fino ai gambi – ma i più pericolosi sono i semi perché qui le sostanze tossiche sono presenti in una concentrazione più alta. Se il quattrozampe ingerisce anche solo un paio di queste parti della pianta, infatti, può andare incontro inizialmente a episodi di vomito e diarrea e poi ad una vera e propria intossicazione che si presenta a livello del fegato nei giorni immediatamente successivi all’assunzione.

Anche l’aloe – che ha, al contrario, indubbi effetti benefici sull’organismo degli uomini – è velenosa per i cani e, a causa della barbaloina (il composto organico giallo-marroncino che si trova nelle foglie di questa pianta) può scatenare nei quattrozampe diarrea sanguinolenta e un incremento eccessivo dell’urinazione che può portare alla disidratazione.

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Tra le piante da giardino velenose per i cani, poi, ci sono l’edera che può causare nausea, diarrea, vomito ma può comportare anche problemi respiratori, il glicine, che se ingerito in forma di semi o baccelli può scatenare sintomi simili a quelli dell’edera, e l’oleandro che – velenoso anche per l’uomo – può causare un arresto cardiaco.

Aglio, cipolla, lino, fagioli ed erba medica: piante coltivate velenose per i cani

Anche le piante coltivate velenose per i cani sono estremamente numerose. Tra le più comuni ci sono aglio e cipolla che – se assunte in dosi consistenti – possono portare, tutte e due, a pericolosi episodi di sangue nelle urine.

Il lino, invece, scatena crampi, vomito, tremori e porta a dannose modifiche del ritmo respiratorio e cardiaco mentre il fagiolo comune (quando viene assunto crudo dal cane) può scatenare diarrea e gastroenterite.

Di tutt’altro tipo, invece, sono i disturbi del cane connessi all’assunzione di erba medica, questa pianta infatti può portare a fastidiose dermatiti da contatto.

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Piante velenose per cani: come intervenire?

La prima cosa da fare quando ci si accorge che una delle piante velenose per cani è stata accidentalmente ingerita dal nostro amico a quattro zampe è quella di trasportarlo in un luogo luminoso e preferibilmente ventilato. I cani, come tutti gli animali, quando si sentono male tendono infatti a ripararsi in luoghi isolati e solitari ma è bene – al contrario – portarli in uno spazio il più illuminato possibile per poterli tenere bene sotto controllo. A questo punto, la seconda cosa da fare ma nel più breve tempo possibile, sarà quella di contattare il veterinario lasciandosi guidare da lui per le successive azioni. Sarà utile, a questo punto, saper indicare con chiarezza la natura dell’intossicazione (quale pianta ha assunto il cane e in quale quantità) perché fin dal primissimo soccorso l’intervento sia il più possibile mirato.

Non sempre, per esempio, l’avvelenamento potrà essere affrontato inducendo il vomito nell’animale ma, se lo specialista dovesse suggerire questa strada, si potrà somministrare al cane una soluzione a base di sale e acqua (da iniettare direttamente in bocca con una siringa alla quale sarà stato tolto ovviamente l’ago) ma solo se il quattrozampe è vigile ed è in grado di deglutire. Dopo aver fatto vomitare il cane, poi, il veterinario potrà suggerire di sommistrargli del carbone attivo (di modo da ridurre la presenza di veleno nello stomaco) e di controllare il pelo di modo da rimuovere eventuali frammenti della pianta velenosa rimasti incastrati nel mantello. In ogni caso, è bene ricordarlo, sarà sempre e solo il veterinario ad indicare la strada più adatta a seconda della pianta velenosa ingerita dal cane e dalla situazione specifica, dunque ci si dovrà affidare al più presto alla sua consulenza.

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Cresciuta tra i San Bernardo mi sono convertita - da ormai un lustro abbondante - alla (piacevolissima) compagnia di Clicquot, una Beagle dal carattere frizzante come lo champagne del quale porta il nome. Faccio la giornalista da sempre, occupandomi di tutto un po', ma il mio habitat naturale è il fashion e ho un PhD in Semiotica della Moda.