Staffordshire Terrier
Staffordshire Terrier © Kristina Chizhmar Shutterstock

Proprietari fanno causa agli inquilini per colpa del loro cane: ecco cosa ha deciso il tribunale

Di Elodie Carpentier•

In Australia, alcuni proprietari volevano vietare un cane in affitto per salvare il prato. Il tribunale ha deciso diversamente.

Alcuni proprietari di immobili in Tasmania, Stato nel sud dell'Australia, hanno deciso di portare i propri inquilini in tribunale. Il motivo? Volevano impedire la presenza di un cane all'interno dell'abitazione data in affitto.

Decisi a bloccare l'arrivo di un giovane Staffordshire Terrier blu in questa casa risalente agli anni '50, i locatori sostenevano che un cane avrebbe inevitabilmente finito per «rotolarsi nel prato, scavare, defecare o urinare» su un terreno privo di recinzione.

Un diritto presunto per l'inquilino

La trattativa proposta dagli occupanti dell'immobile non è bastata a risolvere la questione, così è stato il tribunale a dover mettere fine alla controversia.

La giustizia australiana ha ribadito che possedere un animale domestico rappresenta un diritto presunto per l'inquilino, a meno che non vi sia un motivo legittimo per opporsi. Un principio che tutela sempre più spesso i proprietari di cani e gatti anche in altri Paesi, dove la normativa sugli affitti si sta progressivamente adeguando alla diffusione degli animali da compagnia nelle famiglie.

Un limite di peso come unico compromesso

Ritenendo che un cane di quella taglia non avrebbe causato danni superiori alla «normale usura» dell'immobile, il tribunale ha autorizzato la presenza dell'animale, fissando come unico paletto un limite di peso di 15 chili.

Una vicenda che dimostra come, sempre più spesso, il benessere degli animali domestici venga messo sullo stesso piano dei diritti di chi affitta una casa, segno di un cambiamento culturale che riguarda da vicino anche l'Italia.

Tradotto dal sito Wamiz FR con l'Intelligenza Artificiale

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