pitbull dietro le sbarre

24 cani salvati in Emilia Romagna.

© Tgr Rai Emilia-Romagna/Facebook

Pitbull dopati e costretti a combattere: 24 cani salvati, 12 persone indagate

Di Anna Paola Bellini•

Scoperto in Emilia Romagna un giro internazionale di combattimenti clandestini tra cani: ventiquattro Pitbull sequestrati e dodici persone indagate.

Un’organizzazione che avrebbe trasformato i cani in vere e proprie macchine da combattimento, sottoponendoli fin da cuccioli ad allenamenti estremi, somministrazioni di sostanze dopanti e scontri violenti. È lo scenario emerso da una vasta operazione dei Carabinieri, coordinata dalla Procura di Parma, che ha portato al sequestro di 24 Pitbull e all’iscrizione di 12 persone nel registro degli indagati.

L’inchiesta, avviata nel 2025, ha permesso di ricostruire un presunto circuito internazionale di combattimenti clandestini, con collegamenti tra diverse province italiane e la Serbia. Un sistema nel quale gli animali sarebbero stati sfruttati per alimentare un mercato illegale fatto di scommesse, compravendite e video diffusi online.

Pitbull dopati e allenati fin da cuccioli: la scoperta dei Carabinieri

L’operazione, condotta il 15 ottobre 2026, ha coinvolto diversi reparti specializzati dei Carabinieri nelle province di Parma, Bergamo, Venezia, Pisa e Rieti. Durante le perquisizioni, gli investigatori hanno trovato tapis roulant, catene pesantissime, collari zavorrati con pesi e farmaci steroidei, oltre ad agende e calendari che sarebbero serviti a programmare le somministrazioni delle sostanze dopanti.

Secondo gli inquirenti, i Pitbull venivano preparati fin dalla tenera età per affrontare combattimenti particolarmente violenti.

Il punto di partenza delle indagini risale al 2025, quando nei boschi di Tizzano Val Parma era stata individuata un’arena clandestina destinata agli scontri tra cani.

La struttura era stata realizzata con assi di legno e un rivestimento sintetico, pensato per impedire agli animali di scivolare durante i combattimenti.

Le successive indagini hanno permesso di individuare una rete che avrebbe gestito non soltanto l’addestramento, ma anche la provenienza e la commercializzazione degli animali.

Dalla Serbia all’Italia: il traffico internazionale di cani da combattimento

Uno degli aspetti più inquietanti dell’inchiesta riguarda i collegamenti internazionali dell’organizzazione. L’analisi dei passaporti degli animali e della documentazione informatica avrebbe infatti rivelato un sistema di importazione illegale di Pitbull provenienti da allevamenti situati in Serbia. Secondo gli investigatori, nella rete sarebbero stati coinvolti allevatori, addestratori, trafficanti e veterinari stranieri.

Ma il presunto business non si fermava ai combattimenti.

Gli scontri sarebbero stati filmati e successivamente condivisi attraverso social network e chat criptate. L’obiettivo era mostrare le capacità dei cani, aumentarne il valore commerciale e attirare potenziali acquirenti.

Gli animali considerati più forti potevano così diventare particolarmente redditizi all’interno di un mercato clandestino alimentato anche dalle scommesse.

Le dodici persone indagate dovranno rispondere, a vario titolo, di ipotesi di reato legate al maltrattamento degli animali, all’organizzazione di combattimenti vietati e all’addestramento di cani destinati agli scontri. Le responsabilità individuali restano da accertare.

Quale futuro per i 24 Pitbull salvati?

Il sequestro dei 24 cani rappresenta un primo passo fondamentale per sottrarli a un contesto di presunti maltrattamenti e sfruttamento. Adesso, però, si apre una nuova sfida: garantire agli animali le cure e il percorso di recupero di cui potrebbero avere bisogno.

L’ENPA (Ente Nazionale Protezione Animali) ha annunciato la volontà di presentare denuncia attraverso il proprio ufficio legale. L’associazione, già impegnata nel progetto Mai più ring, dedicato al recupero degli animali sottratti ai combattimenti clandestini, ha sottolineato l’importanza di assicurare ai cani un futuro diverso.

«Non basta sottrarli ai presunti responsabili delle violenze: bisogna anche garantire loro cure, protezione e un futuro diverso», ha dichiarato Giusy D’Angelo, presidente nazionale dell’ENPA.

Anche la LEIDAA (Lega Italiana per la Difesa degli Animali e dell’Ambiente) ha annunciato una denuncia, con l’intenzione di costituirsi parte civile. La presidente Michela Vittoria Brambilla ha ricordato che la normativa vigente prevede, per i reati relativi all’organizzazione di combattimenti tra animali, pene che possono arrivare a quattro anni di reclusione e multe fino a 160.000 euro.

Per i 24 Pitbull, intanto, si apre la possibilità di una vita lontana dalla violenza. Il loro futuro dipenderà dalle condizioni fisiche e comportamentali di ciascun animale e dai percorsi di recupero che potranno essere intrapresi.

Una vicenda che ricorda come la violenza non sia una caratteristica innata di questi cani, ma il risultato dello sfruttamento e dei maltrattamenti ai quali possono essere sottoposti dall’uomo.
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