chemio col cane

A Montebelluna, una paziente oncologica è stata accompagnata dalla sua Labrador per la chemio.

© Marcus Navajo/Facebook

Chemioterapia con il cane: in Veneto nasce il progetto che mette al centro il legame tra paziente e animale

Di Anna Paola Bellini

A Montebelluna, in Veneto, una paziente oncologica ha potuto affrontare la terapia insieme alla sua inseparabile cagnolina Joy. Un nuovo progetto che farà scuola?

Barbara Guerra era sdraiata nel letto del Day Hospital oncologico di Montebelluna quando ha allungato una mano per cercare il muso della sua Labrador Joy. Un gesto semplice, ma dal significato enorme. Per la prima volta in una struttura pubblica del Veneto, una paziente ha potuto sottoporsi alla chemioterapia con il proprio cane accanto grazie al progetto sperimentale chiamato “Pet Infusioni”.

La presenza di Joy non è stata soltanto una compagnia affettuosa durante una terapia difficile. Dietro questa iniziativa c’è un percorso accuratamente studiato per permettere agli animali di entrare in un ambiente ospedaliero delicato come quello oncologico, garantendo al tempo stesso la sicurezza di tutti i pazienti.

La storia di Barbara e della sua inseparabile Joy

Joy accompagna Barbara da tempo e rappresenta per lei un importante punto di riferimento emotivo. Durante la seduta di chemioterapia, la Labrador è rimasta accanto alla sua proprietaria, trasformando un momento spesso associato a paura, stress e solitudine in un’esperienza diversa.

Per Barbara, poter affrontare la cura con la sua compagna a quattro zampe ha significato sentirsi meno sola e più forte. Non si è trattato di una decisione improvvisata, ma di una scelta attentamente organizzata dal personale sanitario. La stessa Joy aveva già potuto incontrare quotidianamente la sua proprietaria durante una precedente degenza all’ospedale Ca’ Foncello di Treviso, ma questa volta si è fatto un passo ulteriore: il cane è rimasto presente durante l’infusione della terapia.

Cos’è il progetto “Pet Infusioni”

L’iniziativa nasce all’interno dell’Ulss 2 Marca Trevigiana e coinvolge diversi professionisti, tra cui la direzione medica, gli oncologi, gli esperti di gestione del rischio, il servizio per il rischio infettivo e l’igiene veterinaria. L’obiettivo è consentire la presenza degli animali in condizioni rigorosamente controllate.

Per tutelare gli altri pazienti, soprattutto quelli più fragili dal punto di vista immunitario, la terapia è stata programmata in orari e spazi dedicati, separati dalla normale attività del reparto. In questo modo si riducono al minimo i possibili rischi e si garantisce il benessere di tutti.

Il progetto è ancora in fase sperimentale e viene sostenuto anche attraverso una raccolta fondi. Al termine della sperimentazione, l’azienda sanitaria valuterà i risultati ottenuti per capire se estendere il modello ad altre strutture ospedaliere. L’idea di fondo è semplice ma innovativa: riconoscere il valore del legame tra esseri umani e animali come possibile supporto nel percorso di cura, affiancando all’assistenza medica anche il benessere emotivo dei pazienti.

La storia di Barbara e Joy mostra come, in alcune circostanze, una zampa appoggiata accanto a un letto d’ospedale possa diventare un aiuto prezioso per affrontare una delle sfide più difficili della vita.

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