Guccini e un gatto

Francesco Guccini si è spento a 86 anni.

© Le Cat e Dog Sitter/Facebook

Francesco Guccini è morto: il suo amore per i gatti raccontava l’uomo dietro il “Maestrone”

Di Anna Paola Bellini

Il cantautore si è spento a 86 anni. Oltre alla sua musica, lascia il ricordo di un profondo amore per i gatti e gli animali.

L’Italia dice addio a Francesco Guccini. Il cantautore, scrittore e poeta è morto oggi, giovedì 6 agosto 2026, all’età di 86 anni nella sua casa di Pavana, circondato dall’affetto della moglie Raffaella, della figlia Teresa e dei suoi familiari. Con lui se ne va una delle voci più importanti della musica italiana, capace di raccontare con straordinaria sensibilità il tempo, la memoria e le fragilità dell’essere umano. Ma chi lo conosceva davvero sapeva che, accanto alle canzoni e ai libri, nella sua vita c’era un’altra grande passione: quella per i gatti.

Per Guccini non erano semplici animali domestici. Erano compagni di viaggio, presenze silenziose, creature libere nelle quali sembrava riconoscere qualcosa di profondamente affine al proprio carattere. Un legame che ha attraversato tutta la sua esistenza e che oggi rappresenta uno dei ricordi più teneri lasciati dal “Maestrone”.

“Ho avuto sempre e soltanto gatti”

Francesco Guccini non ha mai nascosto il suo amore per i felini. Anzi, ne parlava con quella sincerità ironica che lo ha sempre contraddistinto.

«Ho avuto sempre e soltanto gatti, sono sempre stati gli unici animali della mia vita. Sono fantastici e bellissimi, irresistibili», raccontava in un video-appello realizzato nel 2022 per sostenere il ricovero per gatti di Marzabotto, struttura che preferiva chiamare proprio “ricovero” e non “gattile”.

Il primo ricordo risaliva all’infanzia, nel mulino dei nonni, dove i gatti erano indispensabili per tenere lontani i topi. Da allora ne sono arrivati molti altri, ciascuno con una storia diversa: animali anziani, randagi recuperati dalla strada, gatti malati o con disabilità che avevano trovato nella sua casa un rifugio sicuro.

Negli ultimi anni viveva con tre gatti adottati. C’era una gatta anziana che amava dormire sul bracciolo della sua poltrona, un giovane gatto rosso diffidente con gli sconosciuti e una trovatella salvata dalla strada che aveva trovato in Guccini e nella moglie una nuova famiglia. Un’immagine che racconta bene il suo modo concreto di amare gli animali.

Dai gatti nelle canzoni all’appello per quelli abbandonati

I felini non erano soltanto una presenza nella quotidianità del cantautore: sono entrati anche nella sua produzione artistica.

In Via Paolo Fabbri 43 scriveva di perdersi “nei mondi dentro agli occhi dei miei gatti”, mentre nel libro Non so che viso avesse dedicava un pensiero agli undici gatti che avevano condiviso la sua vita, ciascuno con il proprio carattere e la propria storia. Anche nel disco Canzoni da intorto aveva scelto di posare con una gatta tra le braccia e di inserire il brano El me gatt, omaggio al rapporto speciale tra esseri umani e felini.

Il suo amore, però, non si fermava alle parole. Quando il ricovero per gatti di Marzabotto attraversò un momento di grave difficoltà economica, Guccini mise la propria notorietà al servizio della struttura, invitando gli italiani ad aiutare chi ogni giorno si prende cura dei gatti senza famiglia.

«Invito tutti coloro che amano i gatti ad aiutarli. Ma invito anche coloro che ancora non li amano a imparare a farlo», disse in quell’occasione. Un appello che contribuì a mobilitare migliaia di persone e che resta una delle testimonianze più concrete del suo impegno per gli animali.

Un ricordo che resterà anche tra gli amanti degli animali

Francesco Guccini sarà ricordato per capolavori che hanno segnato la storia della musica italiana, ma anche per quella sensibilità capace di dare dignità agli ultimi, agli emarginati e agli esseri viventi più fragili.

Il suo rapporto con i gatti non era un semplice tratto caratteriale o una curiosità biografica: rappresentava un modo di guardare il mondo, fatto di rispetto, osservazione e discrezione. Forse è proprio per questo che tanti amanti dei felini si sono sempre riconosciuti nelle sue parole.

Oggi, mentre l’Italia saluta uno dei suoi più grandi cantautori, resta anche l’immagine di un uomo che, come amava raccontare lui stesso, riusciva ancora a perdersi “nei mondi dentro agli occhi dei suoi gatti”. Una poesia che continuerà a vivere ben oltre le sue canzoni.
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