Una semplice passeggiata con il proprio cane potrebbe trasformarsi in una questione legale. A Pratola Peligna, in provincia dell’Aquila, una nuova ordinanza comunale obbliga i proprietari di cani a portare con sé una bottiglietta d’acqua per pulire le superfici sulle quali i loro amici a quattro zampe fanno pipì.
Una misura pensata per garantire il decoro urbano, ma che ha immediatamente acceso le polemiche. L’associazione Tutela Diritti Animali ETS ha infatti deciso di rivolgersi al Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) dell’Abruzzo, contestando la legittimità del provvedimento.
Al centro della controversia ci sono le difficoltà pratiche per i proprietari, l’effettiva utilità dell’acqua e, soprattutto, il benessere degli animali.
Pipì dei cani: cosa prevede l’ordinanza e quanto si rischia di pagare?
L’ordinanza numero 28, firmata il 5 ottobre 2026 dalla sindaca Antonella Di Nino, introduce l’obbligo di pulire con acqua le superfici pubbliche sulle quali i cani urinano.
In concreto, chi porta a passeggio il proprio animale deve munirsi di una bottiglietta, uno spruzzatore o un altro contenitore d’acqua da utilizzare per risciacquare le zone interessate.
L’obiettivo dell’amministrazione comunale è contrastare gli odori sgradevoli e migliorare la pulizia delle strade, soprattutto nei pressi di abitazioni, negozi e spazi pubblici.
Il provvedimento si inserisce in una tendenza già osservata in diversi Comuni italiani, tra cui Livorno, Monza e Treviso, dove sono state introdotte disposizioni analoghe per responsabilizzare i proprietari degli animali domestici.
Tuttavia, nel caso di Pratola Peligna, la questione è arrivata davanti alla giustizia amministrativa.
Gli animalisti fanno ricorso al TAR: «Un obbligo impossibile da sostenere»
L’associazione Tutela Diritti Animali ETS, attraverso il presidente Gabriele Bettoschi e con l’assistenza dell’avvocato Massimo Rizzato, ha presentato un ricorso chiedendo la sospensione urgente e l’annullamento parziale dell’ordinanza.
Secondo gli animalisti, la misura sarebbe sproporzionata rispetto agli obiettivi perseguiti.
«Chiedere di girare con scorte di acqua per dilavare ogni singola minzione è un onere impossibile da sostenere», ha dichiarato Bettoschi.
Le difficoltà riguarderebbero soprattutto le persone anziane, chi possiede cani di grossa taglia e chi porta a passeggio contemporaneamente più animali. Una sola bottiglietta potrebbe infatti non essere sufficiente per un’intera passeggiata, soprattutto considerando che i cani possono urinare ripetutamente per marcare il territorio.
A complicare ulteriormente la situazione ci sarebbe anche la scarsa presenza di fontanelle pubbliche, che renderebbe difficile rifornirsi d’acqua durante le uscite.
Secondo l’associazione, inoltre, l’obbligo potrebbe scoraggiare alcuni proprietari dal portare frequentemente fuori i propri animali, con possibili conseguenze negative sul loro benessere.
Lavare la pipì dei cani con l’acqua serve davvero?
Un altro punto centrale della controversia riguarda l’efficacia igienica del provvedimento.
L’associazione animalista ha richiamato alcune dichiarazioni dell’infettivologo Matteo Bassetti, secondo il quale versare semplicemente dell’acqua sull’urina non equivale a disinfettare una superficie.
L’acqua può contribuire a diluire l’urina e ad attenuare gli odori, ma non elimina necessariamente i microrganismi presenti.
Questo aspetto ha alimentato ulteriormente il dibattito sull’utilità concreta dell’ordinanza.
D’altra parte, il problema del decoro urbano rimane reale. Portoni, marciapiedi, vetrine e ingressi condominiali sono spesso interessati dalle marcature dei cani, provocando disagi ai residenti e ai commercianti.
La questione, dunque, non riguarda soltanto la pulizia delle strade, ma anche la ricerca di un equilibrio tra le esigenze dei cittadini e quelle degli animali.
Pipì dei cani e multe: cosa devono sapere i proprietari?
Il caso di Pratola Peligna potrebbe avere ripercussioni anche oltre i confini dell’Abruzzo.
In Italia, infatti, non esiste un obbligo nazionale generalizzato di portare una bottiglietta d’acqua per pulire la pipì dei cani. Le disposizioni dipendono dai regolamenti e dalle ordinanze adottate dalle singole amministrazioni comunali.
In alcune città è già obbligatorio risciacquare le superfici interessate dalle deiezioni liquide degli animali, mentre in altre non sono previste disposizioni specifiche.
Nel frattempo, i proprietari possono adottare alcuni semplici accorgimenti, come indirizzare il cane verso aree verdi consentite ed evitare che urini davanti a portoni, ingressi di negozi o veicoli parcheggiati.
Resta però una domanda: è giusto imporre per legge un comportamento che potrebbe essere incoraggiato attraverso il senso civico?
Sarà il TAR dell’Abruzzo a valutare le contestazioni presentate dagli animalisti. Al momento delle notizie disponibili, il ricorso è stato depositato, ma non risulta ancora una decisione dei giudici.
Una vicenda che riapre il dibattito su come conciliare il rispetto degli spazi pubblici con le necessità quotidiane dei nostri amici a quattro zampe.