La prima volta che le hanno messo la protesi, Dora era titubante. A darle una mano c’era Sabina, la stessa persona che anni prima la portava a passeggio al canile di Gorizia. Insieme hanno mosso i primi passi. «Poi, pian piano, ha preso coraggio ed è riuscita a fare qualche passo anche da sola», racconta Sabina.
Al rifugio, Dora aveva in serbo una sorpresa
Dora, un incrocio tra Schnauzer e Rottweiler, aveva due anni quando la sua prima famiglia dovette rinunciare a lei. Nel dicembre 2015 arrivò al Rifugio AIPA di Gorizia. In quel periodo Sabina aveva da poco perso il suo Spinone Max e aveva deciso di tornare in canile per portare a spasso un cane ogni giorno. Fu così che le affidarono Dora.
Durante quelle prime uscite, Sabina la trovò un po’ rotondetta e pensò di comprarle delle crocchette dietetiche. Un’ecografia spiegò il motivo di quella pancia: Dora aspettava 13 cuccioli. Nel giro di poche settimane i piccoli trovarono tutti una casa. Per la loro mamma l’attesa fu più lunga. Nel settembre 2016 furono proprio Sabina e Davide ad adottarla.
Una nuova zampa fatta su misura per lei
Dopo nove anni insieme, Sabina e Davide si accorsero che Dora non appoggiava più la zampa anteriore sinistra. Le radiografie rivelarono un sarcoma che aveva già raggiunto la spalla. Per liberarla dal dolore, il 1° dicembre 2025 il veterinario le amputò la zampa.
Nei giorni successivi Sabina rimase con lei per medicarla. «Dora piangeva e io piangevo con lei», ricorda. Poco alla volta la cagnolina cominciò a stare meglio. Dovette però affrontare una seconda operazione, questa volta al ginocchio posteriore destro, che i veterinari rinforzarono con una placca.
Cercando un modo per aiutarla a camminare, Sabina e Davide si rivolsero all’Officina Ortopedica Maria Adelaide di Torino. I tecnici presero le misure di Dora con una scansione a luce strutturata, poi disegnarono al computer una protesi su misura e la realizzarono con una stampante 3D, usando la stessa tecnologia impiegata per le persone.
A due settimane dalla prima prova, Dora sta ancora prendendo confidenza con la protesi. Per Sabina, che l’ha conosciuta portandola a passeggio al rifugio di Gorizia, la speranza è che un giorno possa sentirla, come dice lei, «sempre più parte di sé». Intanto Dora qualche passo l’ha già fatto da sola.