Una notizia attesa per anni da veterinari e proprietari di gatti è finalmente realtà: il farmaco contro la FIP, la Peritonite Infettiva Felina, è stato autorizzato all’uso veterinario. Una decisione che promette di cambiare radicalmente il destino di migliaia di mici e delle loro famiglie, fino a oggi costrette ad affrontare una diagnosi spesso senza speranza.
Secondo quanto riportato da Kodami, l’autorizzazione riguarda l’antivirale GS-441524, reso disponibile per uso veterinario dopo il via libera istituzionale. Una svolta che mette fine anche al proliferare di un mercato parallelo e illegale, nato proprio per tentare di salvare i gatti colpiti da questa malattia devastante.
Che cos’è la FIP e perché era così temuta
La FIP è una malattia virale causata da un coronavirus felino. Colpisce gatti di tutte le età, ma è più frequente nei giovani tra i 6 mesi e i 2 anni. La trasmissione avviene soprattutto per via oro-fecale, motivo per cui ambienti con più gatti, come colonie o allevamenti, risultano particolarmente esposti.
Esistono due forme principali: quella umida, caratterizzata dall’accumulo di liquidi nell’addome o nel torace, e quella secca, che può interessare organi come fegato, reni, occhi e sistema nervoso. I sintomi iniziali possono sembrare aspecifici, come diarrea, vomito, febbre o perdita di peso, ma l’evoluzione è spesso rapida e, fino a oggi, nella maggior parte dei casi fatale.
La diagnosi di FIP rappresentava per molte famiglie un vero trauma. Non solo per l’impatto emotivo, ma anche per il senso di impotenza di fronte a una patologia senza cure ufficialmente riconosciute.
Come funziona il nuovo farmaco e cosa cambia ora
Il principio attivo autorizzato, GS-441524, è la forma attiva di un antivirale già noto in ambito umano. Il suo meccanismo d’azione consiste nell’interrompere la replicazione del virus, riducendone la moltiplicazione e quindi la diffusione nell’organismo del gatto.
Gli esperti sottolineano come questa approvazione abbia anche un forte valore sociale. Il benessere degli animali da compagnia è strettamente connesso a quello delle persone che vivono con loro. In un contesto urbano in cui sempre più famiglie considerano il gatto un membro a tutti gli effetti, poter contare su una terapia efficace significa ridurre sofferenze, sensi di colpa e spese spesso affrontate in modo disperato.
Resta ora la sfida dell’accessibilità concreta: distribuzione, costi e informazione corretta saranno elementi chiave per garantire che questa innovazione raggiunga davvero tutti i gatti che ne hanno bisogno. Ma una cosa è certa: per la prima volta, la FIP non è più una condanna senza appello.