rabbia a Vittorio Veneto

Un caso di rabbia a Vittorio Veneto fa dibattito. E non solo. 

© Oipa Pordenone/Facebook

Rabbia a Vittorio Veneto: dopo il caso del cane positivo scatta la vaccinazione obbligatoria

Di Anna Paola Bellini

Dopo 13 anni senza casi, un cane risultato positivo alla rabbia riaccende l’attenzione sulla prevenzione. Ecco cosa è successo.

Un caso di rabbia canina confermato a Vittorio Veneto, in provincia di Treviso, ha riportato l’attenzione su una malattia che in Italia sembrava ormai appartenere al passato. Le autorità sanitarie hanno immediatamente attivato le procedure di emergenza, mentre il Comune ha disposto misure straordinarie per tutelare la salute pubblica e quella degli animali domestici.

Il caso riguarda un cane introdotto illegalmente dal Marocco che, dopo aver manifestato gravi sintomi neurologici, è deceduto. Gli esami effettuati dall’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie hanno confermato la presenza del virus della rabbia. 

Perché il caso preoccupa le autorità

Secondo quanto comunicato dalle autorità locali, si tratta del primo caso di rabbia registrato in Italia dal 2011. La scoperta ha fatto scattare un’imponente attività di monitoraggio delle persone e degli animali che potrebbero essere entrati in contatto con il cane infetto.  

La rabbia è una malattia virale estremamente grave che colpisce il sistema nervoso centrale ed è quasi sempre mortale una volta comparsi i sintomi clinici. Anche gli esseri umani possono contrarre l’infezione.

Come ricordato dagli esperti, il virus si trasmette principalmente attraverso la saliva di un animale infetto, generalmente tramite morsi. In alcuni casi può essere trasmesso anche attraverso graffi contaminati dalla saliva. L’animale può diventare contagioso già nei giorni precedenti alla comparsa dei sintomi. 

Un ulteriore elemento che rende la situazione delicata è il lungo periodo di incubazione della malattia, che può arrivare fino a dodici mesi. Per questo motivo l’allerta sanitaria resterà alta ancora a lungo.    

Vaccinazione obbligatoria per cani e gatti

Per ridurre qualsiasi rischio di diffusione del virus, il Comune di Vittorio Veneto e l’Ulss 2 Marca Trevigiana hanno disposto la vaccinazione obbligatoria di tutti i cani e i gatti presenti sul territorio comunale. Le autorità hanno precisato che non esistono motivi di particolare allarme per la popolazione, ma che la misura è stata adottata per massima precauzione.  

L’episodio ha inoltre riacceso il dibattito sull’importanza delle norme che regolano gli spostamenti internazionali degli animali. Microchip, passaporto sanitario e vaccinazione antirabbica non rappresentano semplici adempimenti burocratici, ma strumenti fondamentali per prevenire il ritorno di malattie che si ritenevano ormai sotto controllo.  

Anche l’Organizzazione Internazionale Protezione Animali (OIPA) ha sottolineato come il rispetto delle regole sia essenziale per proteggere animali, proprietari e collettività. Quando un animale entra illegalmente nel Paese senza i controlli previsti, le conseguenze possono coinvolgere un intero territorio.

La vicenda di Vittorio Veneto rappresenta dunque un importante promemoria: la prevenzione resta l’arma più efficace contro una malattia rara ma ancora presente in molte aree del mondo. Per chi viaggia con il proprio animale o decide di adottarne uno proveniente dall’estero, rispettare le procedure sanitarie previste non è soltanto un obbligo di legge, ma una responsabilità verso tutta la comunità.

Altri articoli