Ci sono momenti in cui una zampa appoggiata sul letto può fare più di mille parole. Negli ospedali dell’Ulss 2 Marca trevigiana sta prendendo forma un progetto destinato a cambiare il modo di vivere il ricovero e le cure oncologiche: i pazienti potranno affrontare la chemioterapia e la degenza insieme al proprio cane o gatto.
Un’iniziativa che punta a rendere gli ospedali sempre più umani e vicini ai bisogni emotivi delle persone.
La “pet infusion” arriva negli ospedali
L’Ulss 2 ha presentato un piano dedicato ai pazienti che desiderano avere accanto il proprio animale durante il percorso di cura. La grande novità riguarda la possibilità di richiedere la presenza del proprio cane — e in alcuni casi anche del gatto — durante le sedute di chemioterapia. Il progetto sperimentale prenderà il via nei prossimi mesi con locali dedicati, percorsi organizzativi specifici e personale formato.
Dietro questa scelta c’è un’idea molto precisa: non curare soltanto la malattia, ma anche il benessere psicologico del paziente. Secondo la direzione sanitaria, il contatto con il proprio animale può ridurre stress, ansia e senso di fragilità durante le terapie oncologiche.
L’azienda sanitaria ha anche lanciato un appello ad associazioni e privati per sostenere economicamente il progetto, che richiederà un infermiere dedicato e ambienti conformi alle norme igienico-sanitarie.
Le storie che hanno convinto l’ospedale
A rendere concreto il valore di questa iniziativa sono soprattutto le testimonianze dei pazienti. Tra queste c’è quella di Elisa Ceschin, 39 anni, ricoverata a Conegliano e affetta da una rara malattia neurodegenerativa. Accanto a lei c’è Pani, una piccola Chihuahua che da dieci anni rappresenta una presenza fondamentale nella sua vita. Anche durante il ricovero, il cane continua ogni giorno a raggiungerla in ospedale e a restarle vicino.
La madre di Elisa ha raccontato che la figlia, con Pani accanto, appare “più tranquilla e più in pace”. Una scena semplice, ma che ha colpito profondamente operatori sanitari e direzione ospedaliera.
Pochi giorni prima anche Barbara Guerra, ricoverata al Ca’ Foncello per un intervento oncologico, aveva potuto riabbracciare la sua Labrador Joy direttamente in reparto. Due storie diverse accomunate dalla stessa certezza: il legame con il proprio animale può diventare parte integrante del percorso di cura.
Un modello destinato ad ampliarsi
L’Ulss 2 non parte da zero. Sul territorio sono già attive 16 progettualità legate agli Interventi Assistiti con gli Animali in ambito pediatrico, psichiatrico, riabilitativo e nelle RSA. Dal dicembre 2025 l’azienda ha adottato una procedura ufficiale per regolamentare l’accesso degli animali nelle strutture sanitarie nel rispetto delle linee guida nazionali.
Ma il progetto guarda ancora più lontano. Oltre alla “pet infusion”, l’obiettivo è creare una rete di supporto per aiutare i pazienti ricoverati che non hanno nessuno a cui affidare il proprio animale durante una lunga degenza. Una risposta concreta a una società in cui sempre più persone vivono sole e considerano il proprio cane o gatto un vero membro della famiglia.