onicectomia nel gatto
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Cos'è l'onicectomia nel gatto, chiamata anche Declawing?

© pikabum/Pixabay

Declawing o onicectomia nel gatto: cos’è, perché è controversa e quali sono le alternative

Di Anna Paola Bellini

Una pratica ancora diffusa in alcuni Paesi, ma considerata da molti veterinari una vera mutilazione: scopriamo insieme il declawing o onicectomia nel gatto.

Negli ultimi mesi Khloé  Kardashian è finita al centro delle polemiche dopo che alcuni utenti hanno ipotizzato che uno dei suoi gatti fosse stato sottoposto a declawing, ovvero alla rimozione chirurgica degli artigli. Le immagini condivise sui social hanno scatenato un acceso dibattito tra veterinari, associazioni animaliste e amanti dei gatti, riportando l’attenzione su una pratica ancora diffusa in alcuni Paesi ma considerata estremamente controversa.

Al di là del singolo caso, la vicenda ha permesso di far conoscere meglio l’onicectomia e le sue conseguenze sul benessere dei felini. Molte persone, infatti, ignorano che il declawing non consiste semplicemente nel tagliare le unghie, ma in un vero e proprio intervento chirurgico che modifica in modo permanente l’anatomia del gatto.

Ma in cosa consiste realmente il declawing? Quali conseguenze può avere sulla salute e sul comportamento del gatto? E soprattutto, esistono alternative meno invasive?

Che cos’è il declawing o onicectomia?

L’onicectomia nel gatto non consiste semplicemente nel tagliare o rimuovere l’unghia. Durante l’intervento viene amputata l’ultima falange di ogni dito, cioè la porzione ossea da cui cresce l’unghia stessa.

Per comprendere meglio la portata della procedura, si può fare un paragone con l’essere umano: sarebbe come amputare l’ultima falange di ogni dito della mano. Si tratta quindi di un intervento chirurgico importante che modifica in modo permanente l’anatomia del gatto.

L’operazione viene effettuata in anestesia generale e interessa generalmente le zampe anteriori, anche se in passato alcuni soggetti venivano sottoposti all’amputazione di tutte e quattro le zampe.

Storicamente il declawing veniva richiesto dai proprietari per prevenire danni all’arredamento domestico o per ridurre il rischio di graffi. Oggi, tuttavia, la comunità veterinaria è sempre più orientata verso soluzioni alternative che rispettino il benessere dell’animale.

Perché il gatto usa gli artigli?

Per capire perché l’onicectomia sia tanto controversa, bisogna ricordare che gli artigli rappresentano uno strumento fondamentale per il gatto.

Graffiare non è un comportamento problematico, ma un bisogno naturale. Attraverso gli artigli il gatto:

  • marca il territorio;
  • elimina le guaine morte delle unghie;
  • si allunga e mantiene elastici muscoli e tendini;
  • si difende in caso di pericolo;
  • si arrampica e mantiene l’equilibrio.

Privare il gatto degli artigli significa quindi limitare una serie di comportamenti profondamente radicati nella sua natura.

I rischi e le conseguenze dell’onicectomia

Come ogni intervento chirurgico, anche il declawing comporta rischi legati all’anestesia e al decorso post-operatorio. Tuttavia, le conseguenze più discusse riguardano gli effetti a lungo termine.

Molti gatti manifestano dolore persistente, zoppia o alterazioni della postura. Poiché l’ultima falange viene rimossa, l’appoggio della zampa cambia in modo permanente, influenzando il modo di camminare.

Alcuni studi hanno inoltre evidenziato un aumento di problemi comportamentali. Un gatto privo di artigli può sentirsi più vulnerabile e reagire sviluppando maggiore paura o aggressività.

In alcuni casi si osservano:

  • aumento dei morsi;
  • evitamento del contatto con le persone;
  • difficoltà nell’utilizzo della lettiera a causa del dolore alle zampe;
  • stress cronico e ansia.

È importante sottolineare che non tutti i gatti reagiscono allo stesso modo, ma il rischio di effetti negativi è uno dei motivi principali per cui la procedura viene fortemente criticata.

Il declawing è legale?

In gran parte dell’Europa l’onicectomia è vietata quando viene eseguita esclusivamente per motivi estetici o di comodità.

In Italia la pratica è generalmente considerata incompatibile con il benessere animale e può essere effettuata soltanto in rarissimi casi terapeutici, ad esempio per trattare gravi patologie o tumori che coinvolgono le dita.

Anche molti altri Paesi europei hanno introdotto divieti specifici, considerando il declawing una mutilazione non necessaria.

Negli Stati Uniti, invece, la situazione varia da Stato a Stato. Sebbene la procedura sia ancora praticata in alcune aree, un numero crescente di città e amministrazioni locali ne ha limitato o vietato l’utilizzo.

La tendenza internazionale appare comunque chiara: sempre più organizzazioni veterinarie e associazioni animaliste scoraggiano il ricorso all’onicectomia.

Le alternative al declawing

Fortunatamente esistono numerose soluzioni che permettono di convivere serenamente con un gatto senza ricorrere alla rimozione degli artigli.

La prima consiste nel fornire al felino adeguati tiragraffi. Ne esistono di diverse forme, dimensioni e materiali, e spesso è necessario sperimentare per capire quale preferisca il proprio gatto.

Anche il taglio regolare delle unghie può contribuire a ridurre eventuali danni accidentali.

In alcuni casi vengono utilizzati copriunghie in silicone, applicati da professionisti o da proprietari esperti. Questi accessori smussano la punta degli artigli senza compromettere i movimenti naturali del gatto.

Un altro aspetto fondamentale riguarda l’arricchimento ambientale. Molti comportamenti indesiderati diminuiscono quando il gatto dispone di giochi, percorsi sopraelevati, mensole e attività che gli consentano di esprimere i propri istinti.

Infine, educare il gatto fin da cucciolo a utilizzare i tiragraffi e premiare i comportamenti corretti rappresenta una strategia efficace e rispettosa del suo benessere.

Onicectomia: una scelta sempre più contestata

Negli ultimi anni la percezione del declawing è cambiata profondamente. Quella che un tempo veniva considerata una soluzione pratica per proteggere mobili e tendaggi è oggi vista da molti esperti come una procedura invasiva e non necessaria.

Gli artigli fanno parte dell’identità biologica e comportamentale del gatto. Rimuoverli significa alterare in modo permanente il suo modo di muoversi, difendersi ed esplorare l’ambiente.

Per questo motivo la maggior parte dei veterinari e delle associazioni per la tutela degli animali raccomanda di privilegiare metodi educativi, gestione dell’ambiente domestico e strumenti alternativi. Con pazienza e le giuste soluzioni è possibile proteggere la casa e, allo stesso tempo, rispettare le esigenze naturali del proprio compagno felino.

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