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Come funzionano le colonie feline in Italia?

© Immagine generata con l'IA

Gatti liberi nei nostri quartieri: chi si occupa davvero delle colonie feline in Italia?

Di Anna Paola Bellini•

Dalla Toscana alla Lombardia, scopriamo insieme come funzionano le colonie feline in Italia, chi può gestirle e quali regole bisogna rispettare.

Le incontriamo nei cortili dei condomini, vicino ai parchi, nei centri storici e perfino accanto ai monumenti delle nostre città. Le colonie feline in Italia sono una realtà estremamente diffusa, ma attorno ai gatti che vivono liberi sul territorio esistono ancora molti dubbi.

Chi può dare loro da mangiare? È possibile spostare una colonia felina se crea problemi? Chi deve occuparsi della sterilizzazione? E soprattutto: basta prendersi cura abitualmente di un gruppo di mici perché questo diventi ufficialmente una colonia?

In Italia la tutela dei gatti liberi parte dalla normativa nazionale, ma sono poi le Regioni, i Comuni e i servizi veterinari territoriali a stabilire molte delle modalità concrete di gestione. Per questo la situazione può cambiare a seconda del luogo in cui viviamo.

Cos’è una colonia felina?

Con colonia felina si indica generalmente un gruppo di gatti che vive stabilmente in libertà in un determinato territorio. Non si tratta quindi semplicemente di alcuni gatti domestici che escono dalle rispettive abitazioni, ma di animali liberi che hanno stabilito un legame con un determinato ambiente.

La tutela dei gatti liberi in Italia ha un riferimento fondamentale nella legge quadro n. 281 del 1991 in materia di animali d’affezione e prevenzione del randagismo. A questa disciplina nazionale si aggiungono però le normative regionali e i regolamenti comunali, che possono definire più precisamente censimento, gestione, sterilizzazione e ruolo dei volontari.

Un principio resta particolarmente importante: un gatto appartenente a una colonia non è un animale di cui ci si può semplicemente sbarazzare quando la sua presenza diventa scomoda. Le normative regionali prevedono generalmente una specifica tutela dei gatti che vivono in libertà e del territorio nel quale sono inseriti.

Chi si occupa delle colonie feline in Italia?

La gestione delle colonie feline nasce dalla collaborazione tra diversi soggetti. Comuni e servizi veterinari pubblici hanno competenze istituzionali, mentre associazioni animaliste e cittadini volontari svolgono spesso un ruolo fondamentale nella gestione quotidiana.

La persona che segue una colonia viene comunemente chiamata referente, tutor o, nel linguaggio corrente, “gattaro” o “gattara”. Il suo compito non consiste semplicemente nel lasciare del cibo ai mici.

Una buona gestione comprende il monitoraggio degli animali presenti, la segnalazione di nuovi arrivi, il controllo delle condizioni di salute, la collaborazione per le sterilizzazioni e la pulizia delle aree utilizzate per l’alimentazione.

Proprio per questo alcune amministrazioni promuovono corsi dedicati ai volontari. A Livorno, per esempio, nel settembre 2026 è stato organizzato un corso gratuito sulla cattura e sulla gestione dei gatti di colonia, rivolto a cittadini e volontari e pensato anche per insegnare le corrette procedure di cattura finalizzate alla sterilizzazione e al controllo sanitario.

Colonie feline in Toscana: cosa prevede la Regione?

La Toscana disciplina espressamente le colonie di gatti attraverso la propria normativa regionale.

Una colonia viene definita come un gruppo di gatti che vive in libertà, stabilmente legato a un territorio e all’uomo e che frequenta abitualmente lo stesso luogo. I Comuni hanno inoltre il compito di realizzare una mappatura delle zone abitualmente frequentate dalle colonie e di individuare, nelle aree pubbliche o aperte al pubblico, luoghi idonei alle attività necessarie alla loro tutela.

La realtà può essere ulteriormente regolamentata a livello comunale.

A Livorno, per esempio, il regolamento comunale considera colonia felina un gruppo composto da almeno due gatti che vive in libertà e frequenta abitualmente lo stesso luogo. Il riconoscimento e il censimento avvengono dopo gli accertamenti del Comune, che può collaborare con il servizio veterinario dell’AUSL, le associazioni e i cittadini che si occupano volontariamente degli animali.

Ai referenti delle colonie censite il Comune può inoltre rilasciare un apposito tesserino di riconoscimento.

Dalla Lombardia all’Emilia-Romagna: le regole non sono identiche ovunque

È proprio confrontando le diverse regioni italiane che emerge quanto sia importante informarsi sulle disposizioni del proprio territorio.

In Lombardia, per esempio, il Dipartimento veterinario dell’ATS, insieme ai Comuni e con l’eventuale collaborazione delle associazioni, provvede al censimento delle aree dove sono presenti colonie feline. Le colonie vengono registrate nell’anagrafe e localizzate in corrispondenza del principale punto di alimentazione o del luogo abitualmente frequentato dai gatti.

La normativa lombarda contempla anche la figura del referente o tutor di colonia felina, cioè il volontario che si occupa degli animali e delle condizioni igieniche dell’area. Comuni, ATS e associazioni possono inoltre promuovere corsi di formazione per queste persone.

In Emilia-Romagna, invece, i Comuni, d’intesa con le Aziende USL e con la collaborazione delle associazioni, censiscono le zone in cui sono presenti le colonie. I gatti liberi vengono sterilizzati dai servizi veterinari competenti e successivamente reinseriti nella colonia e nell’habitat di provenienza.

Anche nel Lazio la normativa tutela espressamente i gatti che vivono in libertà: ne vieta il maltrattamento e lo spostamento dal loro habitat e prevede che gli animali liberi siano sterilizzati dal servizio veterinario competente e successivamente reimmessi nel gruppo.

Come registrare una colonia felina?

Chi scopre o già accudisce abitualmente un gruppo di gatti di colonia dovrebbe quindi evitare il fai-da-te e verificare innanzitutto le procedure previste dal proprio Comune.

Non esiste infatti una procedura amministrativa unica identica in tutta Italia. A seconda della Regione e del Comune possono cambiare il soggetto al quale effettuare la segnalazione, le modalità del censimento e le procedure per diventare referente ufficiale.

In generale, il punto di partenza è rivolgersi al Comune o al servizio veterinario dell’ASL competente, segnalando la presenza del gruppo di gatti e chiedendo informazioni sul censimento delle colonie feline.

Il riconoscimento ufficiale è importante soprattutto perché permette di inserire quella popolazione felina in un sistema di monitoraggio e controllo delle nascite.

Sterilizzare i gatti di colonia: perché è così importante?

Lasciare che una popolazione di gatti liberi si riproduca senza controllo può determinare rapidamente un aumento considerevole del numero degli animali, con conseguenze sul loro stesso benessere e maggiori difficoltà nella gestione della colonia.

Le normative regionali attribuiscono quindi un ruolo centrale ai servizi veterinari pubblici. Dopo la cattura e la sterilizzazione, i gatti destinati alla vita libera vengono generalmente reimmessi nella colonia di provenienza.

È anche per questo che la cattura di un gatto libero non dovrebbe essere improvvisata. Tecniche sbagliate possono spaventare o ferire l’animale e rendere molto più difficili gli interventi successivi.

La sterilizzazione rappresenta uno degli strumenti principali per una gestione responsabile delle colonie feline in Italia.

Si può spostare una colonia felina?

È una delle questioni più delicate, soprattutto quando i gatti vivono in cortili condominiali o in zone interessate da lavori.

La presenza di una colonia non significa che i gatti possano essere arbitrariamente catturati e trasferiti altrove. Diverse normative regionali tutelano espressamente il rapporto tra gli animali e il loro habitat.

Nel Lazio, per esempio, è vietato spostare i gatti liberi dal loro habitat. In Toscana lo spostamento può essere previsto in circostanze specifiche, come situazioni di sofferenza o mortalità degli animali oppure pericoli legati a opere edilizie, seguendo però la procedura prevista dalle autorità competenti.

Per questo, quando una colonia crea problemi o il luogo in cui vive diventa pericoloso, la soluzione non è trasferire autonomamente i gatti, ma rivolgersi al Comune e ai servizi veterinari.

Colonie feline: una realtà tutta italiana da conoscere e tutelare

Da Roma alle città toscane, passando per Lombardia ed Emilia-Romagna, le colonie feline in Italia fanno ormai parte del paesaggio urbano e, in molti casi, della storia stessa dei quartieri.

Ma tutelare questi animali significa andare oltre la ciotola lasciata sul marciapiede. Censimento, sterilizzazione, controllo sanitario, pulizia e collaborazione con le istituzioni permettono di proteggere contemporaneamente i mici e gli spazi condivisi con i cittadini.

Chi desidera occuparsi di una colonia felina può quindi fare molto, ma il primo passo è conoscere le regole previste nella propria Regione e nel proprio Comune. E iniziative locali di formazione, come quella organizzata a Livorno, mostrano quanto la preparazione dei volontari possa diventare uno strumento concreto per migliorare la convivenza tra persone e gatti liberi.

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