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Individuato un nuovo farmaco efficace contro la Leishmaniosi

Di Serena Esposito Biologa

Pubblicato il aggiornato il

Un team di ricercatori, guidato dalla Professoressa Maria Paola Costi, del Dipartimento di Scienze della Vita all’Università di Modena e Reggio Emilia, ha individuato un nuovo promettente farmaco contro la Leishmaniosi.

La ricerca, nell’ambito del progetto New Medicines for Trypanosomatidic infections – finanziato dalla Commissione Europea per Italia, Spagna, Portogallo, Regno Unito, Germania, Grecia, Belgio, Brasile e Sudan – ha raggiunto proprio l’obiettivo prefissatosi: scopriamo qualcosa in più.

La Leishmaniosi e la ricerca

La Leishmaniosi è una malattia del cane (trasmissibile anche all’uomo) il cui vettore è un insetto, il flebotomo femmina (o pappatacio) che, mediante puntura, infetta i nostri 4 zampe. Il periodo dell’anno di maggiore incidenza è quello estivo e in Europa tra 84 milioni di cani, ne sono stati infettati 2 milioni e mezzo. La complicazione risiede nel fatto che l’infezione diventa cronica in quanto non esistono farmaci che riescano a debellarla in maniera efficace

Il team di ricerca - composto dal Prof. Luca Costantino, il Prof. Glauco Ponterini, la Prof.ssa Annalisa Tait, la Dott.ssa Stefania Ferrari, il Dott. Pasquale Linciano, la Dott.ssa Chiara Borsari, il Dott. Matteo Santucci e la Dott.ssa Rosaria Luciani - è riuscito a produrre un farmaco promettente, denominato NMT-A02, che è risultato efficace contro la Leishmaniosi in 3 specie animali: topo, criceto e cane. Negli ultimi giorni è stata portata a termine la fase preclinica per testarne l’efficacia.

Le dichiarazioni della Coordinatrice del Team di Ricerca

«NMT-A02, testato in tutte le specie – spiega la Professoressa Maria Paola Costi - ha dimostrato tossicità inferiore al farmaco attualmente usato, il Milteforan. In particolare, il trial sui cani ha dimostrato il superamento dei segni clinici dell’infezione. I cani sono in buone condizioni e con test diagnostico negativo, perciò sono stati dati in adozione dopo l’approvazione degli enti preposti».

Di questi cani, è stato eseguito un follow-up (controllo post-cura) durante il quale sono stati sottoposti regolarmente ad esami ematologici e immunologici.

Così, dopo due anni dalla somministrazione del nuovo farmaco, i cani del trial stanno bene e non hanno più manifestato la malattia, a differenza di quelli trattati con Milteforan.

Quando la salute di cane e uomo sono connesse 

«Il cane – continua la prof.ssa Maria Paola Costi - rappresenta una riserva della malattia e per debellare l’infezione umana occorre risolvere quella canina. Questo rappresenta un tipico problema che si fonda sul concetto per cui la salute dell’uomo e dell’animale sono strettamente connessi. Oggi, grazie alle nostre ricerche, siamo in grado di proporre un farmaco per la cura della Leishmaniosi canina in tempi relativamente brevi. Alternativamente, per uso umano, in tempi più lunghi».

Nuove speranze dunque per la cura dei nostri amici a 4 zampe e la conseguente prevenzione per gli umani, nonché la possibilità di sviluppare il farmaco anche per l’uomo: secondo le stime della Professoressa Costi, il tutto potrebbe realizzarsi in non meno di 5-7 anni.

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