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cane in gabbia

Nuove norma in vigore per i canili dal 2026.

© xarkamx/Pixabay

Canili, dal 2026 nuove regole obbligatorie: cosa cambia davvero per il benessere dei cani in Italia

Di Anna Paola Bellini Redattrice | Traduttrice

Pubblicato il

Dal 1° gennaio 2026 entra in vigore il nuovo manuale gestionale per canili e rifugi: più controlli, nuove figure professionali e obblighi di tracciabilità.

Il sistema dei canili in Italia si prepara a una svolta normativa che promette di incidere profondamente sulla gestione delle strutture che ospitano migliaia di cani senza famiglia. 

Dal 1° gennaio 2026 diventa infatti pienamente operativo il nuovo Manuale gestionale previsto dal decreto ministeriale del 14 febbraio 2025, un testo che introduce criteri più stringenti in materia di sanità animale, benessere, biosicurezza e organizzazione interna. Un cambiamento atteso da anni, ma che solleva anche interrogativi sulla sua reale efficacia.

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Il nuovo manuale gestionale: cosa prevede e perché è importante

Come riportato da AnmviOggi, il decreto considera i canili veri e propri “stabilimenti” di detenzione animale, al pari di altre strutture zootecniche, imponendo standard minimi uniformi su tutto il territorio nazionale.

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Ogni canile sanitario e rifugio dovrà dotarsi di un manuale gestionale interno, redatto dall’operatore responsabile, che descriva in modo dettagliato l’organizzazione della struttura, la presenza del direttore sanitario, il ruolo del medico veterinario incaricato, le procedure di gestione sanitaria e del farmaco veterinario, oltre alle misure di biosicurezza adottate.

È previsto inoltre un controllo veterinario almeno annuale, con una relazione obbligatoria da trasmettere ai servizi veterinari territoriali, condizione necessaria per la registrazione nella Banca Dati Nazionale. Il periodo di adeguamento concesso alle strutture è di dodici mesi, ma per molte realtà, soprattutto quelle più grandi o in difficoltà economica, il percorso si annuncia complesso. 

Tra buone intenzioni e nodi irrisolti del “sistema canili”

Se da un lato il nuovo manuale rappresenta un passo avanti sul piano della professionalizzazione e della tracciabilità, dall’altro non riscrive davvero la storia dei canili italiani.

Restano infatti demandate alle Regioni molte decisioni cruciali, come la metratura dei box, con il risultato che il concetto di “spazi adeguati alle esigenze etologiche” continua a essere interpretato in modo disomogeneo.

Secondo diverse inchieste giornalistiche, il rischio è che le nuove regole finiscano per incidere soprattutto sugli aspetti burocratici, senza scardinare un sistema che in molti casi si regge ancora sulle aste al ribasso e su una gestione orientata più al contenimento dei costi che al reale benessere degli animali. 

I dati emersi dai controlli dei Carabinieri per la Tutela della Salute nel 2024 hanno mostrato un quadro critico, con strutture sovraffollate e oltre l’80% dei cani concentrati in poche regioni del Sud, spesso in condizioni incompatibili con standard di vita dignitosi.

Il nuovo manuale, insomma, segna un cambiamento formale importante, ma la sua efficacia dipenderà dalla volontà politica di far rispettare le regole, dalla capacità di controllo degli enti preposti e dalla scelta di investire davvero in prevenzione del randagismo e promozione delle adozioni. Senza questi elementi, il rischio è che per migliaia di cani il 2026 arrivi come un nuovo inizio solo sulla carta.

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