Per anni gli scienziati hanno cercato un animale capace di invecchiare in modo simile all’essere umano. La risposta, incredibilmente, potrebbe essere sempre stata sotto i nostri occhi: il gatto domestico. Come riportato dal Quotidiano del Piave, una nuova ricerca suggerisce che i nostri compagni felini non solo condividono con noi la casa, ma anche meccanismi biologici profondamente simili nel processo di invecchiamento.
Un cervello che cambia come il nostro
Secondo lo studio, il cervello dei gatti subisce trasformazioni sorprendentemente simili a quelle umane. Le risonanze magnetiche hanno mostrato che, con l’avanzare dell’età, anche nei felini si osservano ventricoli cerebrali ingrossati, solchi corticali più evidenti e una riduzione complessiva del volume cerebrale.
Un gatto di 16 anni presenta pattern di degenerazione paragonabili a quelli di una persona di circa 88 anni. Non si tratta di semplici analogie superficiali, ma di corrispondenze strutturali profonde. I ricercatori hanno analizzato migliaia di osservazioni tra esami del sangue, dati comportamentali e imaging cerebrale, arrivando a una conclusione chiara: un gatto di 15 anni equivale biologicamente a un essere umano di circa 80 anni.
La relazione, però, non è lineare. Un gattino appena nato corrisponde a un feto umano a termine, mentre a sei mesi si avvicina allo sviluppo di un bambino nei primi anni di vita. L’infanzia umana risulta molto più lunga rispetto a quella felina.
Alzheimer felino e approccio One Health
Come accade negli esseri umani, alcuni gatti sviluppano placche amiloidi e alterazioni delle proteine tau, caratteristiche tipiche della malattia di Alzheimer. Possono inoltre manifestare una forma di disfunzione cognitiva con disorientamento, cambiamenti nel ciclo sonno-veglia e problemi di memoria
Questo rende i gatti un modello naturale prezioso per studiare le malattie neurodegenerative, soprattutto nell’ottica dell’approccio One Health, che integra medicina veterinaria e umana. A differenza di altri animali da laboratorio, i gatti condividono con noi l’ambiente domestico e sviluppano spontaneamente patologie come obesità, diabete e artrite.
Per i proprietari, la scoperta ha anche implicazioni pratiche. Un gatto di 12 anni è biologicamente simile a una persona di 65-70 anni. Questo significa che controlli veterinari regolari, stimolazione mentale ed esercizio moderato diventano fondamentali nella terza età felina.
Con circa 600 milioni di gatti nel mondo, questi animali potrebbero rappresentare una chiave decisiva per comprendere meglio l’invecchiamento umano. E forse, prendendoci cura di loro, stiamo anche imparando qualcosa di essenziale sul nostro stesso futuro.