Doveva essere un polo di eccellenza per lo sleddog, un punto di riferimento nazionale e internazionale per le attività con i cani da slitta. Invece, dietro l’immagine sportiva e turistica, le autorità hanno trovato una realtà ben diversa. A Millegrobbe, nel territorio di Lavarone, il Corpo forestale del Trentino ha sequestrato 37 Alaskan Husky dopo un sopralluogo che ha fatto emergere condizioni ritenute incompatibili con la natura degli animali.
Il sopralluogo e le accuse di maltrattamento
L’operazione è scattata il 14 febbraio 2026, in seguito alla segnalazione della Lav (Lega Anti Vivisezione). Il controllo, effettuato con il supporto dei veterinari dell’Azienda sanitaria provinciale, ha portato al sequestro preventivo degli animali e della struttura per l’ipotesi di detenzione in condizioni incompatibili con la loro natura. Il provvedimento è stato poi convalidato dal Gip del Tribunale di Trento.
Secondo quanto riferito, molti cani si trovavano in evidente stato di denutrizione e vivevano in condizioni igienico-sanitarie precarie, rinchiusi in gabbie fatiscenti e sottodimensionate, prive di cucce e adeguati spazi di ricovero. La Lav parla di animali “segregati” e denuncia una situazione di abbandono e degrado, con rifiuti ed escrementi presenti nell’area.
La struttura, avviata nel 2016 con il coinvolgimento delle istituzioni locali per promuovere la disciplina dello sleddog, sarebbe risultata di fatto inattiva da tempo, mentre i cani continuavano a essere detenuti in condizioni ritenute inaccettabili .
Il futuro dei 37 Husky e la polemica sullo sleddog
Dopo il sequestro, i 37 Alaskan Husky sono stati affidati a due associazioni animaliste che si occuperanno del loro recupero sanitario e comportamentale. Gli animali verranno seguiti da veterinari e personale specializzato, con l’obiettivo di garantire cure adeguate e, una volta concluso il percorso di riabilitazione, trovare loro una famiglia attraverso l’adozione.
La vicenda ha riacceso il dibattito sullo sleddog. La Lav ha definito la disciplina un’attività fondata sullo sfruttamento dei cani a fini ludici ed economici e ha criticato il riconoscimento come attività sportiva da parte del Coni attraverso la federazione di settore. Un riconoscimento che, secondo l’associazione, appare ancora più controverso nel contesto delle Olimpiadi Invernali in corso nel Paese.
L’inchiesta è ora nelle mani della magistratura. Per i 37 Husky si apre invece una nuova fase: quella delle cure, del recupero e, si spera, di una vita finalmente lontana da gabbie e sfruttamento.