Dal 1° gennaio 2026 per i proprietari di gatti in Italia tutto è cambiato. Una riforma attesa da anni introduce nuovi obblighi che riguardano non solo i gatti domestici, ma anche quelli semi-domestici e con accesso all’esterno.
L’obiettivo è chiaro, come riportato da MyPersonalTrainer: ridurre il randagismo, migliorare la salute della popolazione felina e rendere più semplice l’identificazione degli animali in caso di smarrimento o abbandono. Ma insieme alle tutele arrivano anche controlli più severi e sanzioni economiche importanti per chi non rispetta le regole.
Microchip e registrazione: cosa cambia davvero dal 2026
Il cuore della riforma è l’introduzione dell’obbligo di identificazione tramite microchip per tutti i gatti. Il dispositivo, grande quanto un chicco di riso, viene inserito sottocute dal veterinario con una procedura rapida e poco invasiva.
Dopo l’impianto, la registrazione nell’anagrafe regionale diventa obbligatoria e deve contenere i dati del proprietario e dell’animale.
I gatti già presenti in famiglia avranno tempo fino a dodici mesi dall’entrata in vigore della norma per mettersi in regola, mentre per nuove adozioni e cuccioli i tempi saranno molto più stretti. Il costo stimato dell’operazione si aggira tra i 30 e i 50 euro, una spesa contenuta se confrontata con i benefici in termini di tutela e sicurezza.
Salute, benessere e sanzioni: cosa rischia chi non rispetta le regole
Oltre all’identificazione, la riforma introduce obblighi sanitari più stringenti. La vaccinazione antirabbica diventa obbligatoria per tutti i gatti, mentre altri vaccini restano fortemente raccomandati. Ogni animale dovrà avere un libretto sanitario aggiornato, con controlli periodici certificati dal veterinario.
Grande attenzione anche al controllo delle nascite: vengono incentivati i programmi di sterilizzazione e, in alcuni casi, i Comuni potranno imporre l’intervento per i gatti che vivono all’aperto. Sul fronte del benessere quotidiano, la legge stabilisce standard minimi per l’alimentazione, l’igiene, la stimolazione fisica e l’interazione sociale, vietando condizioni incompatibili con le esigenze etologiche del gatto.
Le sanzioni non sono simboliche: si va da multe di alcune centinaia di euro fino al sequestro dell’animale nei casi più gravi. Per maltrattamento o abbandono possono scattare anche conseguenze penali. Il messaggio è chiaro: chi vive con un gatto dovrà essere più responsabile, perché dal 2026 la tutela passa anche attraverso regole precise e controlli reali