Tra le rovine millenarie, tra colonne, domus e percorsi di visita, si muovono da anni con passo silenzioso e sguardo fiero.
I gatti del Parco archeologico di Ercolano non sono più soltanto una presenza familiare per turisti e visitatori abituali, ma diventano ufficialmente i protagonisti di un progetto che unisce valorizzazione culturale e amore per gli animali. Il calendario 2026 “I gatti di Ercolano” li trasforma in modelli d’eccezione, celebrando il loro ruolo unico all’interno del sito archeologico.
I gatti di Ercolano, simbolo vivente del Parco
Eleganti, fieri e perfettamente a loro agio tra le vestigia dell’antica città romana, i gatti della colonia felina di Ercolano sono diventati nel tempo un vero simbolo del sito.
Seguono i visitatori lungo il percorso, si lasciano fotografare e finiscono spesso negli scatti ricordo dei turisti. Non sono semplici animali randagi, ma presenze riconoscibili, amate e ormai integrate nell’esperienza di visita del Parco archeologico di Ercolano.
Ogni mese del calendario è dedicato a uno di loro, raccontando una storia fatta di quotidianità, convivenza e rispetto.
Nel mese di febbraio spicca Pasifae, una gatta bianca tra le più fotografate, ritratta in tutta la sua grazia. Il progetto non ha solo un valore estetico, ma contribuisce a rafforzare il legame emotivo tra il pubblico e il luogo, mostrando come la tutela del patrimonio possa andare di pari passo con quella degli animali.
Una colonia felina riconosciuta e tutelata
Dietro le immagini suggestive del calendario c’è anche un impegno concreto. Nell’estate scorsa, infatti, la colonia felina del Parco è stata ufficialmente registrata presso l’ASL Napoli 3 Sud, diventando la seconda colonia felina riconosciuta all’interno di un grande sito archeologico italiano dopo il Colosseo.
Un passaggio fondamentale che garantisce cure veterinarie, monitoraggio sanitario e una gestione responsabile degli animali.
Dal Parco sottolineano come questi gatti siano veri “padroni di casa”, capaci di creare un legame immediato tra lo spazio e chi lo attraversa. Il loro sguardo curioso, la familiarità con l’ambiente e la presenza discreta rendono la visita più umana e accogliente.