Tra le antiche pietre di Pompei, dove ogni giorno si intrecciano storia e turismo, c’era una presenza silenziosa che per molti visitatori era diventata parte integrante dell’esperienza. Lince, il gatto simbolo degli scavi, non c’è più. La sua morte ha lasciato un vuoto inatteso ma profondissimo nel cuore di guide, volontari e turisti che negli anni avevano imparato a cercarlo tra le rovine.
Il gatto “re” del Lupanare
Lince era uno dei felini più conosciuti del Parco Archeologico di Pompei. Non compariva sulle mappe ufficiali, ma per milioni di visitatori rappresentava una tappa immancabile. Si aggirava soprattutto nei pressi del Lupanare, uno dei luoghi più celebri dell’antica città romana, dove si lasciava osservare con quell’aria fiera e distaccata tipica dei gatti.
Il suo aspetto era inconfondibile: pelo grigio striato e piccoli ciuffi più lunghi sulle guance, dettaglio che gli era valso il nome “Lince” per la somiglianza con il felino selvatico. Molti lo chiamavano affettuosamente “il re di Pompei”. Le sue fotografie hanno fatto il giro del mondo, trasformandolo in un vero ambasciatore a quattro zampe del sito archeologico.
A dare la notizia della sua scomparsa è stata l’associazione Archeogatti, che da anni si occupa della colonia felina che vive libera tra le rovine e che ha seguito Lince fino agli ultimi giorni, tentando di curarlo.
La malattia e l’appello ai visitatori
Lince è morto a causa di una grave insufficienza renale, una patologia frequente nei gatti anziani ma che può essere aggravata da un’alimentazione non corretta. Proprio su questo punto volontari e responsabili del Parco hanno voluto lanciare un messaggio chiaro: è severamente vietato dare cibo agli animali liberi all’interno dell’area archeologica.
Anche un gesto compiuto con le migliori intenzioni può avere conseguenze gravi. Cibo inadatto o eccessivo può risultare dannoso, se non addirittura letale. La gestione sanitaria e alimentare dei gatti del sito è affidata esclusivamente ai volontari e al personale autorizzato.
Con la scomparsa di Lince si chiude un piccolo capitolo della vita quotidiana di Pompei. Restano le immagini condivise sui social, i racconti emozionati delle guide che lo presentavano come una mascotte e il ricordo di un gatto che, tra affreschi e colonne millenarie, era riuscito a conquistare un posto speciale nel cuore di chiunque lo incontrasse.