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Esistono i gatti con la sindrome di down?

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Un gatto può essere affetto da una sindrome tipicamente umana?

© Pixabay

Si è tanto sentito parlare di Monty, gattino affetto da una sindrome tipicamente umana. Ma siamo sicuri che il gatto down esista davvero?

Di Clara Amodeo

Si sente spesso parlare di malattie che colpiscono tanto gli animali quanto gli umani: è il caso, per esempio, del raffreddore, della toxoplasmosi o di alcuni parassiti che danno fastidio tanto ai felini quanto a noi. Ma è possibile che certe malattie genetiche colpiscano entrambi? O, meglio, è possibile che la sindrome di down dia del filo da torcere anche ai pelosetti in nostro possesso, dando così origine a quello che da più parti viene chiamato gatto down?

In questo articolo cercheremo di capire da cosa è dovuta e quali disturbi porta la sindrome di down e, infine, cercheremo di dare una risposta alla domanda “gatto down: esiste davvero?”.

Come capire se un gatto è down?

Iniziamo a vedere da cosa è dovuta la sindrome di down nell’uomo e a quali disturbi essa può portare nella nostra vita.

Come riporta il sito dell’Aipd (Associazione italiana persone down), infatti, «Il nostro corpo è costituito da tantissime cellule [...] Nelle cellule degli esseri umani ci sono 46 cromosomi, divisi in 23 coppie [...]: 23 cromosomi vengono dalla madre, 23 cromosomi vengono dal padre. I 23 cromosomi della madre si uniscono ai 23 cromosomi del padre: in questo modo si forma una nuova cellula con 46 cromosomi. L’insieme di questi cromosomi definisce le caratteristiche di ogni persona, che in parte vengono dai suoi genitori, in parte da come sono mischiate queste caratteristiche. [...] Nella coppia di cromosomi numero 21 di chi ha la sindrome di Down, ci sono 3 cromosomi invece di 2. Per questa ragione la sindrome di Down si chiama anche Trisomia 21».

Come si manifesta la Trisomia 21?

La sindrome si manifesta attraverso un ritardo nella capacità cognitiva e nella crescita fisica, oltre che a un particolare insieme di caratteristiche del viso. Ma è bene fare una precisazione: laddove tutti i casi diagnosticati presentano un ritardo cognitivo, la disabilità è molto variabile tra gli individui affetti. La maggior parte, infatti, rientra nella gamma di «poco» o «moderatamente disabili» dal punto di vista della capacità motoria.

Il gatto con la sindrome di down

Il motivo per cui ci stiamo interrogando sulla sindrome di down nei gatti (e, in generale, sull’esistenza di animali con la sindrome) è dovuta al fatto che, in tempi non sospetti, su certi media italiani è circolata la notizia di un gatto down: si trattava di Monty, trovatello recuperato dalla strada da una coppia danese che lo ha adottato e fatto crescere tra le mura della propria abitazione. Gli articoli riportavano di una crescita molto lenta, dovuta dal fatto che la sindrome della quale era affetto aveva impedito un pieno sviluppo dell’animale, al punto che, dopo qualche anno, i suoi padroni, nell’impossibilità di crescerlo autonomamente, avevano deciso, per il suo benessere, di consegnarlo a un gattile che potesse studiare l’incidenza della sindrome di Down sui gatti.

Una notizia che aveva commosso il popolo della rete, al punto che il profilo del piccolo gatto aveva fatto registrare un’impennata di fan base, cresciuta nel giro di poco dopo l’uscita della notizia.

Ma non è passato molto tempo dalla pubblicazione della storia di Monty che un famoso sito di debunking (la pratica di mettere in dubbio o smentire - basandosi su metodologie scientifiche - affermazioni false, esagerate, antiscientifiche) ha risposto con una presa di posizione molto rigida: i gatti non possono essere affetti dalla sindrome di Down. In definitiva, chi aveva ragione?

Esistono i gatti down?

Quest’ultima ha una semplice risposta: no, non esistono i gatti down. Questo perché tale malattia genetica colpisce solo il genoma umano che, come ben sappiamo, è assai diverso da quello di un felino.

Di certo, anche i gatti (e come loro tutti gli animali) possiedono determinate informazioni genetiche organizzate seguendo una sequenza specifica contenuta nel DNA. Non solo. Anche i gatti possiedono i cromosomi che, come quelli degli uomini, possono alterarsi dando origine a problemi e difficoltà cognitive, fisiologiche o anatomiche (come i topi da laboratorio che possono presentare una trisomia nel cromosoma 16).

Tuttavia, questo discorso non è applicabile alla sindrome di down, malattia che colpisce solo gli esseri umani e che implica una trisomia nel cromosoma 21.

E Monty? Quello che tutti avevano definito un “gatto ritardato”, in realtà, aveva sì un problema genetico che, tuttavia, gli aveva causato “solo” una deformazione al setto nasale, facendo sì che, guardandolo, sul muso gli occhi risultassero posizionati in maniera differente rispetto agli altri gatti. Difficoltà, questa, che ha aiutato i padroni umani raccogliere fondi per il rifugio animali dove è stato adottato.