News :

TEST: Che razza di gatto fa per te?😻😻

Pubblicità

Come capire quando il gatto sta morendo?

gatto-anziano-riposa advice

Impariamo a riconoscere i segnali di un gatto in fin di vita.

© Pixabay

Capire se il gatto sta morendo è un’esigenza che molti padroni di gatti anziani e malati sentono: vogliono fare tutto il possibile per aiutarlo. Ecco allora una guida per capire i segnali di un gatto che sta per lasciarci per sempre.

Di Flavia Chianese

Il gatto in natura vive fino ai 16 anni circa, ma oggi l’aspettativa di vita può salire anche a 20-25 anni. Ciò è dovuto al miglioramento della qualità della vita dei nostri animali all’interno delle mura domestiche e senz’altro dall’amore che gli diamo quotidianamente.

Purtroppo arriva un momento in cui ci rendiamo contro che il nostro gatto è diventato anziano, e siamo spaventati dall’idea di poterlo perdere. Impariamo dunque come capire se un gatto sta morendo.

Un gatto che sta morendo si comporta in modo diverso

Uno dei segnali principali che può farci sospettare che il nostro gatto si stia avvicinando alla morte è un progressivo cambio di comportamento e di abitudini.

Si lascia andare, cioè perde gradualmente peso, non si dedica più alla sua toeletta quotidiana o ci appare depresso, letargico e tende a starsene troppo per fatti suoi. 

Il gatto non mangia e non beve regolarmente?

Un gatto in fin di vita perde l’appetito e la voglia di bere. Controlliamo sempre le sue abitudini, prestando attenzione ad alcuni particolari:

  • Il gatto mangia? Beve? Proviamo a proporgli un piatto succulento e preferiamo per lui alimenti umidi e appetitosi: a volte il gatto anziano non riesce a mangiare bene e a digerire i croccantini. Complice spesso la perdita di denti, che non gli consente di masticarli correttamente.
     
  • Il gatto urina o defeca in modo anomalo? Se il gatto non si alimenta abbastanza le sue feci potranno essere più dure, scure e meno frequenti. Inoltre spesso nella fase finale della vita, il gatto diventa incontinente: non stressiamolo più del dovuto se troviamo tracce di urina in casa.

Il gatto tende a isolarsi?

Un gatto che sta morendo tende a isolarsi. Non dobbiamo essere dispiaciuti se in un momento così delicato e difficile come la morte, il gatto sceglierà di stare da solo: fa parte del suo istinto.

Il gatto che sa di essere in fin di vita si sente più vulnerabile ed esposto -secondo natura- ai predatori. Perciò è facile che possa andare a rifugiarsi nei luoghi da lui più amati, che sono di solito i più intimi e sicuri.

Se crediamo che sia arrivato il suo momento, non disturbiamolo e lasciamo che trascorra sereno le sue ultime ore di vita.

Il gatto non si dedica più alla sua pulizia 

La pulizia è fondamentale per ogni gatto. Se un gatto smette di prendersi cura di sé, della sua igiene e del suo pelo, purtroppo si sta lasciando andare o c’è qualcosa che non va.

Alcuni gatti anziani non riescono più a toelettarsi bene o non lo fanno affatto, ma noi possiamo aiutarli: spazzoliamoli regolarmente, prendiamoci noi cura di loro. Ce ne saranno grati!

Controllare i parametri vitali

Controllare i parametri vitali può essere molto utile per capire se il nostro gatto sta morendo o se ha problemi di salute.

Alcuni di questi parametri possono essere misurati solo con appositi strumenti (es. pressione arteriosa) mentre altri, come il battito cardiaco, la respirazione e la temperatura possono essere calcolati, se necessario, anche tra le mura domestiche.

Battito cardiaco 

Il battito cardiaco di un felino in salute oscilla tra i 140-220 battiti al minuto. La frequenza cardiaca diminuisce, però, in un gatto debole o in fin di vita. 

Ecco come calcolare il battito cardiaco:

  • Poggiamo la mano sul cuore del gatto (si trova sul fianco sinistro, appena dietro la zampa anteriore);
  • Ascoltiamo il numero di battiti che fa in 15 secondi;
  • Moltiplichiamo questo numero per 4: in questo modo otterremo i battiti al minuto.

Se i battiti al minuto sono inferiori al valore standard sopra riportato, ripetiamo la procedura per essere sicuri di averli contati correttamente. Se siamo certi del risultato potrebbe esserci qualcosa che non va. Procediamo dunque alla valutazione degli altri parametri.

Respirazione

Un gatto sano respira 20-30 volte in un minuto. Un gatto malato o in fin di vita aumenta la sua frequenza respiratoria: questo di solito accade perché il cuore non è più abbastanza forte da portare l’ossigeno necessario a tutto l’organismo, o perché i polmoni sono compromessi e dunque meno efficienti.

Ecco come calcolare la frequenza respiratoria del gatto:

  • Mettiamoci accanto a lui in un momento di tranquillità;
  • Contiamo i respiri che fa in un minuto (aiutiamoci osservando i movimenti dell’addome);
  • Analizziamo la “qualità” del suo respiro.

Respiri pesanti, flebili e in numero maggiore rispetto al valore indicato sono un campanello d’allarme per lo stato di salute del nostro gatto.

Temperatura

La temperatura corporea di un gatto è normalmente compresa tra i 37,5°– 38,5°C. Dai 39°C in su iniziamo a parlare di febbre.

La temperatura di un gatto può essere facilmente misurata grazie allo specifico termometro per animali che va inserito nell’orecchio del gatto. Se non ne siete in possesso, potete usare anche il classico termometro digitale.

In questo caso potete procedere così per misurare la temperatura corporea del vostro gatto:

  • Inserite il termometro lievemente nel retto del gatto;
  • Attendete il segnale acustico di rilevazione della temperatura e confrontatela con la temperatura normale.

Se i parametri vitali non sono buoni è consigliabile rivolgersi ad un veterinario.

Odore differente

Un gatto in fin di vita potrebbe emanare un cattivo odore dal corpo e dall’alito

Ciò è dovuto al malfunzionamento di alcuni organi (fegato, reni, digerente) che non riescono più ad eliminare correttamente le tossine. Le tossine si accumulano così nel suo organismo, dando al nostro gatto un odore sgradevole e diverso dal solito.

Cosa fare se il nostro gatto sta morendo?

Se crediamo che il nostro gatto stia morendo dobbiamo porci due domande: “Ho fatto tutto il possibile per aiutarlo?” e “Quanto sta soffrendo il mio gatto?”. 

Ecco dei consigli per affrontare questa difficile situazione.

Consultare il veterinario

Consultare il veterinario è fondamentale, ci sono almeno tre buone ragioni per farlo:

  • Escludere la possibilità di una malattia curabile. Alcune patologie che colpiscono frequentemente il gatto anziano possono trarci in inganno perché hanno una sintomatologia simile a quella di un gatto in fin di vita. Tumori, insufficienza renale cronica e tenie ne sono solo alcune: queste malattie possono essere curate o tenute sotto controllo, perciò non perdete la speranza!
     
  • Valutare eventuali cure domiciliari. Il veterinario può prescrivere delle terapie che alleviano il dolore del nostro gatto in fin di vita. Tuttavia non sempre sono facili da somministrare, e potrebbe essere utile valutare un tipo di assistenza veterinaria domiciliare, così da evitare al nostro gatto lo stress del continuo via vai dall’ambulatorio.
     
  • Valutare l’eutanasia. Dire addio al nostro gatto sembra impossibile. Eppure se il gatto soffre molto e da tanto tempo, se la qualità della sua vita ormai è davvero bassa la soluzione migliore potrebbe essere quella di valutare l’eutanasia insieme al tuo veterinario.
    Il processo è indolore: il veterinario somministrerà prima un sedativo, poi un farmaco che lo porterà a spegnersi in pochi secondi. L’accanimento terapeutico alla volte può essere solo dannoso, sia per noi che per i nostri animali.

Mettiamo il nostro gatto a proprio agio

Se il nostro gatto sta morendo, è importante dedicargli più attenzioni di quanto non abbiamo mai fatto, senza sottoporlo a troppi stress e cercando di fargli trascorrere serenamente i suoi ultimi giorni. Possiamo aiutarlo così:

  • Predisponiamo un giaciglio morbido su cui possa riposare, in un luogo che ama e in cui si senta al sicuro;
  • Aiutiamolo a fare i bisogni avvicinandolo alla lettiera: alcuni gatti in fin di vita possono avere difficoltà anche a percorrere brevissime distanze. 

Il mio gatto è morto, cosa fare?

Se il nostro gatto è morto in ambulatorio poiché abbiamo scelto l’eutanasia, potrà essere il nostro veterinario ad occuparsi del corpo. Se invece è morto in casa, avvolgiamolo in un telo e adagiamolo in luogo fresco.

Scegliere tra sepoltura e cremazione 

  • Sepoltura. È possibile rivolgersi ad un cimitero per animali, o seppellire il nostro gatto in un terreno di proprietà. In quest’ultimo caso bisogna comunque essere sicuri che il gatto non abbia malattie infettive: dunque rechiamoci dal veterinario il quale provvederà a fornirci l’attestato di morte e a procedere con la rimozione del microchip.
     
  • Cremazione. Se si desidera cremare il gatto, anche in questo caso è utile chiedere consiglio al veterinario su come procedere e chi contattare.

Non sottovalutare il lutto

Perdere il proprio gatto è un’esperienza terribile, proprio come quando perdiamo una persona cara. I gatti ci accompagnano in ogni piccolo gesto quotidiano, e il vuoto che lasciano può essere enorme.

Diamo dunque il giusto peso alla nostra sofferenza, valutando eventualmente anche una consulenza psicologica se ci accorgiamo di non essere in grado di gestire il lutto.

Non chiudiamo però il nostro cuore ad un possibile nuovo arrivato a 4 zampe: non è un tradimento, ma potrebbe essere l’inizio di un'altra meravigliosa amicizia.