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Qual è la terapia per lo shunt portosistemico del cane?

cane in primo piano con shunt portosistemico

Cosa fare in caso di shunt portosistemico del cane?

© Pixabay

Lo shunt portosistemico del cane richiede un’alimentazione ad hoc ma per essere curato deve essere trattato diversamente. Ecco le informazioni.

Di Eleonora Chiais

aggiornato il 08/02/21, 15:38

Lo shunt portosistemico del cane (o shunt epatico) può essere intraepatico o extraepatico. Il primo tipo, più spesso congenito, si riscontra più spesso nei cani di taglia grande, mentre è rarissimo nei gatti.

Il secondo tipo, che può essere sia congenito che acquisito (in questo caso spesso è associato all’ipertensione portale ed è provocato da cirrosi epatica o fibrosi), è più diffuso nei cani di piccola taglia e non è raro nei mici.

Quale che sia la tipologia, lo shunt portosistemico del cane richiede un’alimentazione ad hoc, mentre la terapia medica definitiva è esclusivamente chirurgica.

Quando si verifica lo shunt portosistemico del cane?

Lo shunt portosistemico del cane si verifica quando c’è una comunicazione vascolare anomala tra la vena Porta (vale a dire quella che raccoglie quasi l’80% del sangue in circolo dagli organi addominali per portarlo nel fegato dove verrà poi depurato dalle tossine per rientrare in circolo, tramite la vena cava) e il sistema venoso sistemico.

Si tratta di una patologia che, come si diceva, può essere congenita o acquisita e porta come diretta conseguenza ad una circolazione di sangue non depurato dalle tossine nel circolo sistemico con ovvie e dannose conseguenze a livello del fegato e dell’organismo in generale.

Una volta confermata la diagnosi di shunt epatico nel cane sarà quindi il momento di intervenire.

I sintomi dello shunt epatico nel cane

In generale, quando lo shunt portosistemico del cane si presenta, sarà accompagnato da:

  • Una crescita rallentata;
  • Una massiccia perdita di peso;
  • Qualche episodio febbrile;
  • Segnali di letargia e disorientamento;
  • Convulsioni;
  • Vomito,
  • Diarrea;
  • Sangue nelle urine.

Trattandosi di sintomi abbastanza comuni anche in altre patologie, per avere una diagnosi certa di shunt porto sistemico si dovrà procedere con una serie di esami ad hoc che, a seconda di quello che stabilirà il medico veterinario, potranno prevedere anche un’ecografia e una biopsia epatica che sarà quella che toglierà ogni dubbio confermando la diagnosi.

Come curare lo shunt portosistemico del cane?

La terapia farmacologica, che è più che altro un momentaneo palliativo, a lungo andare porterà comunque la situazione ad un peggioramento.

Se il caso specifico lo permetterà, il veterinario suggerirà l’operazione chirurgica (che, pur essendo decisamente invasiva, sarà la sola opzione per sconfiggere la patologia) ma che – per esempio – potrebbe essere controindicata in caso di shunt epatico del cane anziano o nel caso di cani affetti contemporaneamente da altre patologie che li rendono inoperabili.

In questi ultimi casi, così come in generale per i cani in attesa dell’operazione, la dieta deve essere seguita con attenzione dopo essere stata definita dallo specialista che segue il nostro pelosetto malato.

Anche se il solo che può definire l’alimentazione corretta per il singolo caso è, e resta, il veterinario, esistono delle linee guida generali che è bene conoscere.

Le linee guida per l'alimentazione del cane con shunt epatico

In termini generici, infatti, è bene sapere che, in caso di shunt epatico, la dieta del cane dovrà:

  1. Essere ipoproteica (percentualmente la quantità di proteine dovrebbe essere tra il 14 e il 17% del totale) privilegiando le proteine di origine vegetale.
  2. Dato che lo shunt epatico nel cane può portare ipoglicemia, quindi uno scarso quantitativo di zuccheri nel sangue, sarà consigliabile anche inserire nell’alimentazione di Fido una certa quantità di cereali proponendo pasti di dimensione più contenuta, ma con maggiore frequenza.
  3. Ultimo ma non per ultimo, poi, nell’alimentazione del pelosetto affetto da questa patologia sarà indispensabile inserire una buona quantità di vitamine (tipicamente A, B, C, D, E e K).

Val la pena, comunque, di ricordare ancora una volta che l’unica terapia realmente di successo è quella dell’operazione chirurgica e che, se il cane può fisicamente sottoporsi a questo intervento, è bene procedere in questa direzione lasciandosi guidare e consigliare dal proprio veterinario di fiducia in ogni passaggio.

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Articolo revisionato da

francesco-reina



Francesco Reina
Assistente veterinario